Sicurezza
Incontro tra eccellenze in piazza del Seminario
La fondazione Dramma popolare e il Maggio musicale fiorentino si confrontano sul futuro del teatro, tra tradizione e ricerca innovativa
SAN MINIATO. Le eccellenze culturali finiscono sempre per incontrarsi. È accaduto con la Fondazione del Dramma Popolare di San Miniato, presieduta da Marzio Gabbanini, che ha incontrato il Maggio Musicale Fiorentino, nella persona del sovrintendente Francesca Colombo, per dibattere su un tema valido per entrambi: “Un glorioso teatro tra tradizione e ricerca innovativa”.
È stato il moderatore Enrico Gatta a ricordare che sia il Maggio, sia il Dramma, hanno un passato glorioso, hanno innovato, ora devono costruirsi un futuro importante. Ma è un momento drammatico anche per lo Stato: cosa dobbiamo aspettarci per i teatri? Il sovrintendente Colombo ha accennato «alle 45 mila presenze del Maggio appena concluso», ha ricordato che è il teatro che viaggia di più nel mondo, «in 50 Paesi dove risveglia l’orgglio di essere italiani». Ma non ha nascosto la drammatica situazione che ha ereditato: «30 milioni di euro di debito, 500 persone che ci lavorano, ma se dal 1999 in poi il bilancio è sempre stato in debito significa che così non va. E nel 2010 Bondi e Galan hanno tagliato per 7 milioni di euro». Poi uno scatto in avanti: «Non voglio chiudere il Teatro, voglio salvarlo», e ha precisato: «Non serve lamentarsi, né scioperare: ripristinare i fondi è impossibile. Da quest’anno è previsto un equilibrio di bilancio, intervenendo sugli sprechi. Ma possiamo anche contare su un’eccellenza unica, il direttore Zubin Mehta. Mentre dobbiamo intervenire, entro il più breve tempo possibile nella pianificazione».
Il moderatore ha chiamato in causa il pubblico del Maggio: va maggiormente appassionato? «La soddisfazione dei presenti, la gratificazione espressa con gli applausi, ripaga tutti, fino al tecnico di scena. Abbiamo avuto un 20% in più d’introiti al botteghino, anche ad alcune prime difficili abbiamo fatto “sold out”, tutto esaurito. Cerchiamo d’intercettare nuovo pubblico: tramite gli albergatori, con una biglietteria in centro e aprendoci ai ragazzi, con il Maggio bimbi, circa 30mila ragazzi. Abbiamo fatto concerti nei chiostri, nelle piazze. E per la Traviata abbiamo messo i manifesti anche al supermercato Coop».
Gatta ha sottolineato che ci sono già stati punti d’incontro, tra il Maggio e il Dramma, con gli stessi protagonisti: il musicologo Roman Vlad, lo scenografo e attore Sylvano Bussotti. E che in entrambe le istituzioni è passato il meglio del teatro, autori e attori. Ma come si fa a mantenere viva la tradizione con proposte nuove? «Nel 2012, tenendo d’occhio la contemporaneità. L’amore, il tradimento, la tragedia, vuol dire la Boheme, ma sono temi sempre attuali. Il direttore Mehta porterà con la compagnia La Fura del Bausinnovazione nella tradizione lirica. Il Maggio è sempre stato innovatore, fin da quando nel 1933 chiamava i pittori del cavalletto a realizzare le scenografie. Io volevo fare un cambio scena a sipario aperto. Abbiamo un’alta tecnologia, ma gli addetti non hanno voluto farlo. Non c’è stato verso. Dell’altro: i sindacati dicono che lavoriamo troppo. Io rispetto il numero delle ore lavorative, ma non voglio vedere approssimazione, altrimenti si prova e si riprova di nuovo. 11 ballerini mi hanno fatto la guerra, finché se ne sono andati: ora ho giovani sostituti. I sacrifici li facciamo tutti: abbiamo avuto 15 giorni di Cassa integrazione, e ringrazio la Regione che ci ha sostenuto. Ci arrangeremo con i soldi - ha concluso il sovrintendente Colombo - perché abbiamo nuove idee».
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