Il Tirreno

Pontedera

Il Festival Sete Sòis vola in Portogallo e incorona Fonseca

Il Festival Sete Sòis vola in Portogallo e incorona Fonseca

Il presidente della Repubblica di Capo Verde nominato presidente onorario al posto di Saramago e al fianco di Fo

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PONTEDERA. Il Café Martinho da Arcada, luogo simbolo della città di Lisbona, della sua vitalità intellettuale, è molto più di un affascinante locale storico. È una specie di romanzo in corso d'opera, nelle cui pagine già scritte passato e presente si incontrano, si fondono, si alimentano, mentre quelle ancora bianche lasciano presagire possibili, invitanti sviluppi. Così accade che accanto al tavolino che fu il preferito di Fernando Pessoa, e che è stato conservato tale e quale a com'era quando il poeta vi prendeva il caffé e vi conversava di letteratura (ci sono ancora la sua tazzina, la sua zuccheriera, il suo cappello), a due passi dal tavolino su cui José Saramago ricevette un'amatissima targa “Al primo scrittore portoghese insignito del Nobel”, Pilar Del Río, moglie dell'autore scomparso nel 2010, consegni a Jorge Carlos Fonseca, presidente della Repubblica di Capo Verde e nuovo presidente onorario del Festival Sete Sóis Sete Luas, una versione miniaturizzata della “Passarola”, la scultura ispirata alla “macchina volante” che Saramago descrive in “Memoriale del convento”, la statua-simbolo che per l'organizzazione della “mobilità culturale” diretta da Marco Abbondanza riveste molteplici, caleidoscopici significati. Molteplici e caleidoscopici come i celebri “eteronimi” di Pessoa, viene da pensare a guardare quel cappello nero, quella sbrilluccicante, inquieta tazzina. Come Pessoa manifestava la pluralità di voci che costituivano la sua personalità attraverso i suoi alter-ego immaginari (ma realissimi), il Festival Sete Sóis Sete Luas si manifesta attraverso un'analoga pluralità di voci mediterranee tutte diverse tra loro ma tutte caparbiamente partecipi di un unica trama, di uno stesso progetto. E tutte anelano allo stesso ambizioso ideale: far librare l'uomo sulle ali dei propri slanci utopistici, come in “Memoriale del convento” fece padre Bartulomeo aggrappandosi con tenacia alla sua macchina volante. Il bello è che gli slanci utopistici del Festival, tenaci anche loro, piano piano diventano tutti veri. Lo scorso 12 giugno, a Lisbona, al Café Martinho da Arcada, l'ultimo, significativo tassello: il rafforzamento del legame che lega l'organizzazione guidata da Marco Abbondanza alla Repubblica di Capo Verde. Il cui presidente, Jorge Carlos Fonseca, ha sostituito José Saramago nel ruolo di presidente onorario al fianco di Dario Fo. «Mi sento molto privilegiato a trovarmi qui, in questo luogo che per questo paese è sinonimo di sapienza, di bellezza – ha detto Fonseca, per la prima volta in visita ufficiale in Portogallo –. Il progetto di Marco mi ha sedotto. È affascinante che tanti paesi diversi possano dialogare attraverso i propri artisti. Per noi, sarà come inserire Capo Verde in un mappamondo fatto di prodotti culturali, di legami di amicizia, di dialogo, di solidarietà. Raccogliere l'eredità di Saramago, affiancando l'opera di un altro Nobel, Dario Fo, è una bella responsabilità. Imparerò passo dopo passo. L'importante ora è portare avanti le tante cose a cui lavoriamo da tempo. Tra cui il Centrum di Ribeira Grande, pronto tra poco».

«Il Festival ha messo radici a Ribeira Grande, nell’isola di Santo Antão, fin dal 1998», ha detto Marco Abbondanza. «Saramago e Fo, che nel 2009 si aggiudicarono il premio “Caja Granada” per la cooperazione internazionale, decisero di devolvere i 50.000 euro in palio proprio per la costruzione del Centrum di Capo Verde. José credeva molto nelle potenzialità di questa terra. In qualche modo, con quel gesto, iniziò a preparare la strada al presidente Fonseca, che da oggi per il Festival è ufficialmente il suo successore».

Andrea Lanini

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