Il dolore
Biogas, il progetto viene ridimensionato
L’azienda ha deciso di spostare la zona di stoccaggio nell’area Pip di Ponticelli. La viabilità non sarà messa a dura prova
SANTA MARIA A MONTE. Rientra in scena la questione del biogas a San Donato, con una novità che avrà riflessi notevoli su uno degli elementi più criticati del progetto: l'impatto sulla viabilità. L'assetto complessivo dell'impianto, che verrà nuovamente discusso in Provincia a Pisa nella prossima seduta della Conferenza dei Servizi il 25 giugno, muterà infatti in tutta la parte relativa al settore stoccaggio, stralciato dal progetto originale e spostato in una sede tutta nuova, fuori da San Donato, nell'area industriale (il Pip) di Ponticelli.
«Una decisione che l'azienda ha preso a seguito delle osservazioni da parte dell'amministrazione comunale e della Provincia – spiega il sindaco David Turini – volendo far suoi, malgrado non fosse in nessun modo obbligata, anche i recenti indirizzi della Regione Toscana in merito ad impianti di questo tipo».
Una scelta, quella di spostare l'area di stoccaggio dell'insilato di mais, che avrà ripercussioni tanto sulle dimensioni della superficie complessiva occupata a San Donato che, ovviamente, sul temuto carico di traffico che sarebbe andato a gravare su via Arnovecchio, una strada che anche i membri del Comitato Tutela Salute e Ambiente hanno sempre definito non idoneo, lamentando un vero e proprio stravolgimento dell'area. Nello specifico, la superficie occupata a San Donato passa da 28mila metri quadri a 18mila, con l'edificazione di una sola trincea vicino all'impianto per il prossimo utilizzo. Le altre tre trincee saranno posizionate a Ponticelli, in un'area del Pip di 6mila metri quadri, acquistata al prezzo di 650mila euro e situata sul confine fra Santa Maria a Monte e Castelfranco. Un cambio di strategia nella gestione che sgraverà via Arnovecchio, per la quale quindi non saranno previsti investimenti sul fronte manutenzione. Modificate anche alcune dimensioni in altezza, tanto delle trincee che dell'impianto vero e proprio (che verrà probabilmente parzialmente interrato), in linea con gli indirizzi regionali. «Il traffico, le polveri dovute al passaggio dei camion, le temute e comunque sempre smentite maleodoranze del materiale stoccato, come anche le conseguenze sull'attività del lago, non saranno più un problema per l'area, sulla quale insisteranno solo i passaggi quotidiani di 2-3 trattori al massimo per il trasporto del materiale via via destinato al digestore – ha assicurato Turini –. Sarà inoltre potenziata la cogenerazione, in previsione del teleriscaldamento per tutti gli edifici di proprietà di Prati e la già prevista predisposizione per l'eventuale attacco, in futuro, di altre abitazioni. Restano fermi tanto il telerilevamento Arpat ed il parcheggio privato ad uso pubblico accanto all'impianto».
Risultati che anche l'assessore all'edilizia Andrea Luschi vuole sottolineare, anche dal punto di vista politico: «Abbiamo coerentemente operato mettendoci responsabilmente ad un tavolo con l'azienda e governando un processo – afferma Luschi –. Ottenendo un risultato che in ogni caso non sarebbe in nessun modo stato raggiunto se la stessa azienda non si fosse messa a disposizione». Restano ferme, in previsione dell'appuntamento del 25, le considerazioni legate all'attività del digestore, cuore e centro delle critiche del Comitato, che infatti continua a dare a battaglia. «Il nostro lavoro di amministratori noi lo abbiamo portato avanti fino in fondo, e non intendiamo in nessun modo fermarci qui – continua il sindaco Turini, che ha voluto rimarcare anche l'attività dell'Unione dei Comuni della Valdera, di cui è presidente di turno, sul delicato settore dell'energia –. Pensiamo che sempre più si ponga il problema di una pianificazione ampia in tema di energia. Proprio per questo già da tempo, come Unione Valdera, abbiamo cominciato ad incontrarci con il Polo Tecnologico di Navacchio al fine di redigere il tanto evocato piano energetico zonale».
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