Gioco
No al ritorno del faro votivo sulla Rocca
Discussione appassionata in consiglio comunale. Come ha proposto il sindaco, saranno esaminate soluzione alternative
SAN MINIATO. Tutto sommato è ancora un no quello che esce dal consiglio comunale aperto di giovedì sera. Un no al ritorno del faro sulla Rocca, con l’invito, però, a trovare soluzioni e collocamenti alternativi.
Una discussione a tratti accesa e appassionata, fatta anche a colpi di ricostruzioni e documenti d’archivio: 492 pagine, come sottolinea più volte Francesco Bertini, de La Scala, tra i più convinti sostenitori per il ricollocamento del faro, arrivato in consiglio insieme ad una quindicina di cittadini. Si ricostruiscono i passaggi della vicenda, dalla collocazione nel 1928, ad opera di un comitato di cittadini, in onore ai caduti della Grande Guerra terminata 10 anni prima, fino alla distruzione, insieme alla Rocca stessa minata dai tedeschi, per poi arrivare al dibattito fra anni ’50 e ’60 per il riposizionamento della copia donata dalla Germania federale.
«Una discussione chiusa con due delibere del ’64 e ’65, che negarono il ritorno del faro con motivazioni molto discutibili che ritroviamo ancora oggi», ha detto Roberto Ferraro, capogruppo Pdl, promotore del consiglio comunale aperto. Un confronto che si rinnova su due livelli: da una parte la valenza del faro come omaggio ai caduti, dall’altra la sua utilità come attrattiva turistica.
Il faro della discordia. Sotto accusa, nei confronti del faro, c’è soprattutto il suo legame con il ventennio fascista e con la propaganda dell’epoca. «In realtà il fascismo non c’entra niente – ha detto Mario Rossi, che per il ritorno del faro ha già raccolto circa 700 firme –: allora dovremmo distruggere tutto ciò che è stato fatto in quel periodo. Quella luce era un segno di amore e di riappacificazione dopo la guerra, e oggi potrebbe rappresentare un motivo di attrazione per la città». «Fino ad oggi non è stata data una motivazione vera per dire no – ha aggiunto Beppe Chelli –; del resto, se i tedeschi non avessero abbattuto la Rocca il faro era ancora lì». L’errore, secondo Carlo Corsi (Pdl), sta nel fatto di politicizzare la questione: «Si tratta solo di ricordare dei ragazzi che sono morti, invece si prendono ancora posizioni ideologiche».
Le ragioni del no. Il gruppo Pd ha replicato con una mozione, votata a maggioranza, sottolineando che il faro non può essere considerato un simbolo di San Miniato, e suggerendo una diversa collocazione. «Occorre separare la funzione di ricordo per i caduti da quella di richiamo turistico – ha detto il capogruppo Simone Giglioli –. Oggi i monumenti sono illuminati dal basso: non credo che un faro rotante sarebbe un’attrazione. Senza dimenticare che la propaganda fascista ha sempre strumentalizzato i morti». «La Rocca è bella così – ha aggiunto Laura Cavallini (Sel) - non con una luce che taglia la pianura. Troviamo una collocazione diversa insieme al Comitato e alla Pro Loco».
Le soluzioni alternative. Simone Giglioli ha quindi suggerito di installare il faro all’interno del cimitero. Idea subito bocciata da Mario Rossi a nome del Comitato. Più conciliante la soluzione avanzata da Ferraro: «Ricollocare il faro sulla Rocca, accendendolo solo in occasione delle festività nazionali».
Il punto del sindaco. Il sindaco Gabbanini, che un anno fa aveva proposto la collocazione nella cappella di Santa Maria al Fortino, ha ribadito la propria posizione.
«San Miniato è una città di livello a prescindere dal faro. Non è questo che farebbe la differenza: il faro non ha niente a che fare col turismo. Vogliamo comunque rispettare le firme dei cittadini, ma serve una collocazione diversa, adatta al ricordo dei caduti. Se l’idea di Santa Maria al Fortino non piace troviamone un’altra: discutiamo tutti assieme per individuare un punto d’incontro».
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