Il Tirreno

Pontedera

I macelli di San Miniato compiono 40 anni

I macelli di San Miniato compiono 40 anni

Mattinata di festa per la struttura de La Catena, dove arrivano quasi 250 bestie alla settimana

3 MINUTI DI LETTURA





SAN MINIATO. É un compleanno da incorniciare quello dei macelli di San Miniato. Quarant’anni di vita al servizio degli allevatori e della zootecnia, per una struttura rimasta ormai tra le pochissime in Toscana: punto di riferimento per centinaia di aziende agricole, nonché presidio di una cultura fatta di tradizioni, territorio, cibo sano e di qualità. Un traguardo che i macelli celebrano oggi con una mattinata di festa, nata da un’idea di Ivano Leoni, già presidente del consorzio di gestione alla guida della struttura, insieme al veterinario Alberto Profumo e all’attuale presidente Fabrizio Mannucci. Appuntamento alle 10 alla locanda Cupelli di viale Marconi a San Miniato Basso, con gli interventi, tra gli altri, anche dell’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori e del collega provinciale Giacomo Sanavio. Presente il primo cittadino Vittorio Gabbanini con gli ex sindaci Angelo Frosini e Alfonso Lippi, oltre a Francesca Cupelli per la Cia, Raffaella Grana e Lucia Alessi per Slow Food. Nel corso della mattinata saranno proiettati filmati e diapositive d’epoca, per ripercorre la storia dei macelli fin dalle origini.

Un po’ di storia. Partita nel 1972 nell’attuale edificio di via Guerrazzi a La Catena, l’avventura dei macelli sembrava sul punto di chiudersi all’inizio degli anni ’90, come avvenne per tanti altri piccoli macelli comunali, scomparsi di fronte al calo degli allevatori e alle norme imposte dall’Unione europea. «Il bilancio era in rosso da anni – ricorda l’allora assessore Anna Maria Tognetti –. Altri Comuni, a parole, si dicevano pronti a investire per mettersi al passo con le nuove leggi, e in questa corsa non partivamo certo da favoriti». È a questo punto che entrò in gioco il Consorzio carni controllate, che dall’89, sotto la presidenza di Ivano Leoni, riuniva i macellai di San Miniato. «Proponemmo al Comune di prendere in gestione la struttura – racconta – e quella fu la mossa vincente: in pochi anni, puntando su qualità e servizi, il macello andò a regime sostituendosi agli altri che stavano chiudendo. Da allora tutti i costi sono stati a carico del Consorzio, compresi i lavori per l’adeguamento alle norme Cee, senza gravare più sulle casse comunali». Il macello ha dovuto poi reggere i colpi della mucca pazza e delle successive crisi economiche. Oggi, nonostante il calo del 70% di allevatori rispetto a vent’anni fa, arrivano a La Catena circa 120 bovini e altrettanti suini alla settimana, soprattutto dalle province di Pisa e Firenze.

Le prospettive. Dal 2007, grazie a un’idea del veterinario Alberto Profumo, è partito il progetto “Fattorie a tavola”, che ha riportato nelle mense scolastiche di San Miniato e di altri 6 comuni le carni degli allevamenti locali, dopo anni di aste al ribasso. «Oltre a vendere alle scuole carne buona e di qualità – spiega – diamo anche un aiuto agli allevatori locali per restare sul mercato». Per il futuro, il consorzio si dice intenzionato a vendere pacchi di carne direttamente in loco, «anche per diffondere una certa cultura – prosegue Profumo – facendo passare il messaggio che il bovino non è solo bistecca». S’inserisce in questo spirito, infatti, l’idea di rispolverare la vecchia Fiera del Bestiame e del “Quarto anteriore”, organizzata nei primi anni ’90 in piazza Dante. (g.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa