Il Tirreno

Pontedera

Cascina soffre di lavoro e cultura

di Guido Bini
Cascina soffre di lavoro e cultura

Qualità della vita, una ricerca sugli ultimi 10 anni parla di dati positivi su diritti, salute, cittadinanza

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CASCINA. Come si vive a Cascina rispetto al 2000? Relativamente meglio, rivela la ricerca “Il benessere a Cascina” prodotta dall’associazione “Sbilanciamoci!”, se invece che al solo prodotto interno lordo si guarda anche ad altri aspetti non secondari della vita di ogni giorno quali ambiente, economia e lavoro, salute, diritti e cittadinanza, istruzione e cultura, pari opportunità e partecipazione.

In tutto 7 indicatori chiave, che Chiara Assunta Ricci e Duccio Zola hanno inteso osservare nel loro andamento dal 2000 al 2011, mettendo in evidenza un progresso medio positivo, nonostante due indicatori abbiano chiuso in negativo. Parliamo degli indicatori “economia e lavoro” e “istruzione e cultura”, entrambi in calo rispetto agli standard fatti registrare 11 anni fa.

«Nel primo caso - spiegano i ricercatori - è indubbia l’incidenza della crisi economica che si è manifesta a partire dal 2008, nonostante dal 2000 ad oggi il numero delle imprese sia aumentato del 18 percento. Sul fronte istruzione e cultura, invece, pesano i dati sui ritardi scolastici nelle scuole di primo grado, passati dal 3,8 percento del 2000 al 7,1 del 2011, e sulle presenze a teatro, cioè al Politeama di Cascina, che a fronte delle 25mila sono divenute 15mila nel 2011».

A far sì che il benessere a Cascina sia aumentato nel suo complesso, sono allora gli altri cinque indicatori, primo fra tutti quello relativo a “diritti e cittadinanza”. «Su questo indicatore - rivela la ricerca - gioca un ruolo determinante la popolazione migrante presente a Cascina, che ha contribuito significativamente sulla natalità e ha portato ad incrementare l’incidenza degli alunni stranieri all’interno delle scuole. In questo ambito l’unico dato negativo riguarda la vulnerabilità abitativa, aumentata a partire dal 2008, dove ancora si è fatta sentire la crisi economica». La vulnerabilità abitativa si traduce in numeri contando gli sfratti: dai 29 del 2000 si è passati ai 16 del 2008, per toccare quota 40 nel 2011. A questo dato fa però da contraltare lo sforzo nel sostenere gli affitti da parte dell’amministrazione, che se nel 2000 accoglieva 75 richieste nel 2011 è arrivata ad accoglierne 381. In positivo anche gli indicatori salute, dove spicca il dato sull’assistenza domiciliare, e pari opportunità, segnato da un significativo incremento dell’imprenditoria femminile, mentre c’è sicuramente da migliorare sul fronte dell’ambiente, dove raccolta differenziata e spazi verdi pubblici sono sotto gli standard richiesti.

«Questa ricerca - ha commentato l’assessore al bilancio Paola Baglini - si rivela uno strumento prezioso, tanto per l’amministrazione quanto per i cittadini. Da un lato ci conferma la bontà di alcune scelte fatte, in primis sul fronte della partecipazione, dall’altro ci fa capire dove è possibile migliorare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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