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Pontedera

Abedin il sindacalista ha giurato fedeltà: è cittadino italiano

di Andrea Laninifotoservizio Franco Silvi
Abedin il sindacalista ha giurato fedeltà: è cittadino italiano

Grande festa a Santa Croce per la cerimonia in Comune in cui il macedone Osmani ha coronato il sogno dopo 12 anni

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SANTA CROCE. «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le Leggi dello Stato».

Finalmente Abedin ce l’ha fatta, dopo quattro anni di tentativi, pratiche, incartamenti, richieste, espletamenti burocratici, firme, bolli e sigilli. Legge la formula di rito con voce allegra, squillante, un po' emozionata. Al momento buono, quando finalmente si è davanti a un sindaco, per diventare cittadini italiani non serve che una manciata di parole. Una frase sintetica, essenziale, che il diploma rilasciato dal Comune evidenzia in grassetto. A dirla ci vogliono pochi secondi, a conquistarla parecchio di più.

«Abedin Osmani ha iniziato a costruire questa sua giornata di festa almeno quattro anni fa», dice Osvaldo Ciaponi, primo cittadino di Santa Croce. «Noi lo consideriamo italiano da quando è arrivato qui, nel 2000. Ora, finalmente, è italiano anche per la legge».

Venerdì 15 giugno fa caldo, di botto è arrivata l'estate. La cerimonia in municipio è fissata per le 12,30, ma Abedin (classe 1978) arriva un bel po' prima, elegante nel suo gessato scuro, al fianco la moglie Atidze e i figli Bekir e Besmir.

È indeciso se mettere o no la cravatta: l'etichetta forse la prevederebbe, anzi di sicuro, ma con quest'afa... Decide di seguire il consiglio di Matar, senegalese, uno dei tanti amici che già prendono posto nella sala consiliare: «Lascia perdere, meglio la camicia aperta», fa il gesto di sventolarsi con la mano.

Atidze e Abedin hanno 35 anni. Vivono a Santa Croce dal 2000, «ma siamo arrivati in Italia nel '94. Il 3 maggio, per la precisione», dice lui, che dopo aver lasciato il suo paese natale, Novo Selo, periferia rurale della Repubblica di Macedonia, per tre anni ha vissuto a Roma, facendo l'aiuto cuoco. Poi è passato a occuparsi di edilizia: prima come operaio, lavorando nei cantieri; poi rappresentando i diritti degli operai in veste di sindacalista (oggi Abedin fa parte del consiglio direttivo della Cgil di Pisa).

Avercene, di sindacalisti come il neo-italiano Osmani: «Io Abedin l'ho conosciuto cinque anni fa», è la testimonianza di Fernando, di Fucecchio, anche lui operaio edile, «e devo dire che mi ha aiutato tantissimo. Lavoro da vent'anni per la stessa ditta e non ho mai avuto un sussidio. Da quando mi segue lui, ricevo aiuti per i libri di scuola dei ragazzi e per altre necessità.

È il primo – prosegue – che mi dà una mano sul serio. Lo chiami al telefono e arriva sul cantiere, ti spiega le cose, ti porta i fogli da compilare, si occupa delle pratiche, della burocrazia, che a volte è complicatissima. È sempre disponibile, efficiente, gentile. Stamani sono qui soprattutto per dirgli grazie».

Il territorio del comune di Santa Croce riunisce immigrati provenienti da 55 diversi stati, e ieri mattina il pubblico della sala consiliare ne ha restituito una felice sintesi.

Il sindaco Osvaldo Ciaponi la definisce «un'eterogeneità bella, colorata, stimolante; a volte complicata da gestire, certo, ma estremamente affascinante, e ricca di una ricchezza che ripaga di tutti i sacrifici».

Samir, albanese, ha conosciuto Abedin «nel 2010, all'iniziativa per gli stranieri che fu fatta il primo marzo. Lui si impegna da sempre per l'integrazione degli immigrati, per i quali è una figura di riferimento importante. Anche a me ha dato consigli preziosi. È sempre in prima linea, l'amico Osmani. La gente che ha scelto questo posto come propria casa lo sa, e di lui, delle sue parole, si fida».

I numeri dell'immigrazione, piuttosto sorprendenti, li riassume Osvaldo Ciaponi nel suo discorso introduttivo: «Il 23% della popolazione residente è composto da stranieri. Si parla all'incirca di 3mila persone. Tra queste, ci sono più di 500 bambini e ragazzi, da 0 a 18 anni, che sono nati in Italia da genitori immigrati e che oggi vivono nel nostro comune».

Il problema – ha proseguito Ciaponi – è che questo 23% di stranieri che «vivono qui, da italiani a tutti gli effetti, non possono votare per scegliere il proprio primo cittadino. Quindi circa un quarto della nostra popolazione è privato del diritto di scegliere chi li amministra: è un vulnus grave non solo per la democrazia, ma per la civiltà. Per questo il Comune di Santa Croce ha aderito, qualche settimana fa, alla campagna “L'Italia sono anch'io”, promossa da diverse associazioni e mirata all'attuazione di una legge popolare che possa garantire la cittadinanza italiana ai bambini nati sul suolo nazionale e il diritto di voto per i loro genitori. La cittadinanza non deve essere un riconoscimento a posteriori, una medaglia da mettere sul petto a chi ha passato qui gran parte della propria esistenza; al contrario, dovrebbe diventare uno strumento per favorirla, l'integrazione, per costruirla pezzo dopo pezzo, dal basso, a partire dai singoli soggetti e dalla loro vita all’interno della comunità».

Dopo 18 anni di permanenza in Italia, Abedin, giura finalmente fedeltà alla Repubblica. Bekir riprende tutto con la sua videocamera, Atidze e Besmir seguono il cerimoniale dalla prima fila di sedie. Un rito civile allegro come la voce del festeggiato. A fare da gioioso sipario, la bandiera tricolore che il sindaco fa calare sulle spalle di Abedin, dopo avergli consegnato una copia della Costituzione e un cd con l'inno di Mameli.

La folla presente, luminosamente multietnica, sembra applaudire in tutte le lingue del mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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