Il Tirreno

Pontedera

L’organizzazione fa flop: salta la festa per i terremotati

di Jacopo Paganelli

Sasso Pisano, guerra di sponsor e fatture tra l’associazione e i cittadini promotori. La kermesse forse sarà rinviata

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CASTELNUOVO. Una guerra a suon di sponsor e fatture, che alla fine ha pregiudicato una manifestazione i cui proventi sarebbero andati ad aiutare i terremotati dell’Emilia Romagna.

Il palco della querelle è la frazione di Sasso Pisano; i litiganti, invece, l’associazione “La fumarola” e il gruppo di persone da cui è partita l’iniziativa di una festa tutta particolare.

Già, perché la kermesse “La siepe in festa”, che inizialmente era prevista per il prossimo ventitre giugno con le degustazioni di prodotti tipici della Val di Cecina, avrebbe dovuto svolgersi in sinergia fra gli attori protagonisti. Un modo per far festa e contemporaneamente raccogliere dei fondi da destinare a quelle persone che in Emlia hanno perso tutto e devono ricsotruirsi tutto.

Così, però, non è stato: l’armonia è mancata, e i soldi in Emilia non arriveranno più.

Il gruppo di giovani. A parlare per questa controparte è Sara Ulivelli. «Avevamo in mente una kermesse che facesse assaggiare le specialità delle nostre terre, come la zuppa, la carne alla brace e gli arrosticini di carne di pecora. Ci siamo attivati, quindi, per avere degli sponsor fra i negozianti del paese. Ma ci hanno detto che, per avere delle sponsorizzazioni, ci volevano delle fatture». Fatture che la compagine, sorta in maniera spontanea, chiaramente non ha possibilità di rilasciare, in assenza di partita Iva.

Poi, l’accordo per i pagamenti in natura da parte degli esercenti, a cui ha fatto seguito la richiesta di supporto all’associazione “La fumarola”. E qui si è aperta, come una voragine, la querelle. «Si sono sentiti scavalcati. Ci hanno detto che non potevamo agire così, per questo motivo è saltato tutto e ci dispiace».

La Fumarola. Andrea Mazzi, dell’associazione la Fumarola, fa sapere che la manifestazione, probabilmente, si farà a fine agosto.

Uno degli intoppi, infatti, sarebbe stato il margine temporale troppo ristretto con cui il gruppo di giovani ha richiesto il supporto. Ma c’è dell’altro.

«I permessi per questo tipo di eventi vengono rilasciato solamente alle associazioni del territorio, che ne sono una parte fondamentale e che hanno tutti i crismi in regola per operare. Siamo partiti col piede sbagliato: quando una persona ha un’idea, viene da noi e cerchiamo, insieme, di portarla avanti. Non che uno si organizza e poi, a cose fatte, chiede a posteriori il nostro sostegno. Non si fa così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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