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Caso maxi condanna il sindaco Cicarelli “assolve” il Comune

PONSACCO. Il conto c’è, ma per il sindaco di Ponsacco non è da ritenere salato. Ammonta a circa 400mila euro e il Comune deve versarli per risarcire tre cittadine, per un terreno espropriato senza...

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PONSACCO. Il conto c’è, ma per il sindaco di Ponsacco non è da ritenere salato. Ammonta a circa 400mila euro e il Comune deve versarli per risarcire tre cittadine, per un terreno espropriato senza dare quanto dovuto. La cifra l’ha fissata la sezione civile della Corte d’appello di Firenze. Respinti al mittente, il capogruppo di Uniti per Ponsacco Giuseppe Ruggiero, anche i risvolti politici che legano la vicenda alle dimissioni dell’ex assessore allo Sport, Simone Silvestri, figlio di una delle tre donne.

«Il comportamento delle varie amministrazioni è stato sempre lineare e trasparente – sostiene Cicarelli –. Così come quello dell’ex assessore Silvestri, a dispetto di certe illazioni, è sempre stato impeccabile e totalmente distaccato rispetto alla vicenda. L’accusa di crisi politica oltre a essere immotivata è semplicemente risibile e nasconde semmai il tentativo di distogliere l’attenzione dalla crisi politica che colpisce il centrodestra».

Tutto parte con l’esproprio del Comune dei terreni. È il 2004, ma l’iter risale al 2002 con l’approvazione del progetto per la realizzazione dei nuovi impianti sportivi “I poggini”. Un terreno a “verde sportivo”, ma all’interno di una zona in cui erano previsti dei volumi edificabili, ovvero degli standard urbanistici di cui il Comune nel determinare l’indennità d’esproprio per i giudici avrebbe dovuto tener conto. «La cifra proposta dall'ufficio si attestava sui 5 euro al metro quadrato, usando il criterio del valore agricolo medio – dice il sindaco –. In linea con quanto offerto e accettato dagli altri proprietari della zona sportiva».

Nasce il contenzioso. I privati che ricorrono al Consulente tecnico d’ufficio (Ctu). Una prima perizia contestata dal Comune. «Il Collegio giudicante accettò i rilievi dell’amministrazione e dispose il rinnovo integrale della Ctu», spiega Cicarelli. Il risultato è un nuovo valore, ritenuto consono dai giudici, di 341mila euro. Cifra cui devono aggiungersi oltre 21mila euro per far fronte ai due terzi delle spese processuali ed altre voci. Il totale svetta a circa 400mila euro. E la sentenza è a carattere esecutivo. Insomma, intanto il Comune deve tirare fuori i soldi e poi può decidere di ricorrere in Cassazione.

«Può essere considerata questa, visti i fatti, una “maxi condanna”? – chiede Cicarelli –. E se così fosse per quale motivo le spese legali sono comunque state in parte compensate?». «La verità è che in questo caso siamo di fronte a un giudizio che non riguarda gli aspetti della pianificazione urbanistica, ne tanto meno la legittimità degli atti e delle procedure: tutte regolari – conclude –. È evidente che uffici e amministrazione hanno sempre agito partendo dal presupposto che ci fosse un vincolo sostanziale alla parità di trattamento a fronte di parità di condizioni».(m.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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