Sicurezza
Muore incastrato in un macchinario
La vittima è un marocchino di 47 anni che viveva a Volterra: stava raccogliendo il fieno per trasformarlo in balle
VOLTERRA. È morto mentre stava lavorando. Prigioniero di un ingranaggio che lo ha catturato e dilaniato.
È morto in mezzo ai campi, in un podere a una decina di chilometri da Volterra.
Quando è accaduto, Thami Elmahnoudi, un marocchino di 47 anni che però da un po’ di tempo abitava nel territorio Volterrano, era alla guida di un macchinario agricolo.
Forse era solo. Non c’era nessuno che avrebbe potuto aiutarlo. O avrebbe potuto attivare i soccorsi immediatamente.
La scoperta è stata fatta intorno alle 20. Qualcuno non lo ha visto tornare ed è andato a cercarlo. O forse ad accorgersi della tragedia, potrebbero essere stati amici, connazionali, compagni di lavoro che, in quel momento, si trovavano altrove, distanti dal luogo dove Thami ha trovato la morte
Il posto. Siamo lungo la strada 68, strada di buche e di tornanti. È la via che da Volterra porta verso il territorio senese. Una decina di chilometri dopo Volterra. Qui c’è la Spicchiaiola. Si chiama così quest’angolo di natura quasi intatta. Ci sono grandi poderi e qualche agriturismo.
Thami non abita molto lontano da lì. Forse proprio perché quei campi gli davano da mangiare. Erano il suo lavoro quotidiano. E aveva trovato un alloggio in zona.
Ieri sera stava lavorando in uno di questi terreni. Era alla guida di un trattore che si stava trascinando dietro una “rotopressa”, quei macchinari che compattano il fieno fino a farlo diventare una ruota gigantesca. Quei dischi di paglia che solitamente vediamo lasciati ad essiccare al sole d’estate.
Scatta l’allarme. Quando è arrivata la richiesta d’aiuto, sul posto si è precipitata subito un’auto medica, dalla centrale 118 e - vista la localizzazione geografica - è stato fatto intervenire, immediatamente, Pegaso, l’elisoccorso del servizio sanitario della Regione Toscana.
Si sono mossi anche i volontari della Misericordia di Volterra e una squadra dei vigili del fuoco di Saline.
Ma i soccorsi sanitari si sono arresi subito. Non c’era più niente da fare. La scena vista all’arrivo, era straziante: il corpo di Thami era intrappolato dall’ingranaggio di quel macchinario. Straziato, dilaniato. Le operazioni di recupero della salma sono state difficili e lunghe. A tarda notte, tutti gli operatori erano ancora sul posto. Hanno lavorato alle luci alogene accese sul mezzo dei vigili del fuoco. Con non poche difficoltà.
I dubbi. Ci sono tanti nodi da sciogliere, in questa tragedia. E le indagini dei carabinieri di Volterra, avviate fin da ieri sera, serviranno proprio per fare chiarezza su come sono andate le cose.
I militari sono stati sul posto. Hanno ascoltato le persone che erano lì. Hanno cercato di ricostruire gli attimi prima della tragedia. Ma non è stato facile. C’è da capire cosa possa essere accaduto, quando Thami è finito negli ingranaggi del macchinario con cui stava lavorando.
Altre testimonianze saranno raccolte anche oggi. Serviranno a capire se davvero era solo in quel campo a lavorare o con lui c’erano altre persone che, magari, stavano svolgendo mansioni lavorative altrove, distanti dal trattore che ha “ucciso” Thami.
Chi ha dato l’allarme, chiedendo l’intervento dei soccorritori potrà chiarire questo aspetto.
L’autopsia. Una mano a far luce sulla dinamica dei fatti, oltre ai rilievi che sono stati eseguiti ieri sera dai carabinieri e dai vigili del fuoco , potrà arrivare dall’esame medico (o l’autopsia) che sarà fatto sui resti del corpo del lavoratore marocchino.
Per questo, i soccorritori, hanno lavorato alacremente, fino a tardi, per recuperare il corpo dilaniato dell’uomo, senza tralasciare niente.
Emilio Chiorazzo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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