Finanza
Il bar chiude per protesta «Mangeremo in Comune»
Il locale è “imprigionato” dalle impalcature per il campionato dei balestrieri La titolare dello Sdrucciolo: «Mi hanno fatto perdere due giorni di lavoro»
VOLTERRA. Mentre piazza dei Priori è invasa dagli stand delle manifestazioni storiche del palio, il giorno di festa non sembra coinvolgere tutti. O almeno quegli esercenti che si sono visti soffocati dalle impalcature allestite dalle autorità comunali; tanto che Mimma Pioggia, titolare del bar “Lo sdrucciolo”, ha anche attaccato un cartello alla porta d’ingresso del locale. Che recita, inequivocabile: «Oggi il bar resterà chiuso per colpa dell’amministrazione comunale. Da lunedì verremo, io e i miei figli, a mangiare in Comune».
Nessuna colpa alla Compagnia balestrieri di Volterra, che nella cornice di piazza dei Priori, ieri e oggi, ha organizzato il XXVIII campionato italiano di tiro con la balestra-Litab. Quello che la barista lamenta è proprio un colpo mortale al ventre, già assai molle, dei guadagni. «L’altro giorno il sindaco Marco Buselli, che era venuto a prendere un caffè, mi rassicurò dicendomi che la manifestazione storica di oggi avrebbe portato molti incassi – afferma la signora Pioggia –. Le autorità mi avevano poi avvisato che, ai fini della logistica, lo stabile in cui si trova il bar sarebbe stato coperto da una mezza impalcatura. In realtà, stamani mi sono accorta che mi hanno chiuso del tutto, come fossi imprigionata».
Il motivo fornito alla titolare del bar “Lo sdrucciolo” sarebbe quello di una precauzione presa in virtù della traiettoria delle frecce. «Così facendo, mi hanno letteralmente fatto perdere due giorni di lavoro – sostiene –. La situazione, già di per sé, è estremamente difficile: la tariffa sul suolo pubblico è aumentata: pago già seicento euro al mese per la pedana fuori del bar. Ma questo mese, non caccerò fuori un centesimo».
Una sorta di rivolta fiscale, insomma. «I clienti, stamani, si sono contati sulle dita di una mano». Conti alla mano la titolare del bar tira le somme: «Appena ventisette euro l’incasso di un’intera mattinata». Storpiato, evidentemente, dalla prigione in cui il locale di Mimma si è trovato a essere.
«Fra l’altro, seguendo le previsioni ottimistiche del primo cittadino, ho acquistato anche tanto pane. Ma adesso che ci faccio? Dovrò buttarlo via. Mi sembra che di rispetto, per chi lavora, ce ne sia poco: loro hanno lo stipendio garantito; io, invece, faccio i salti mortali per tirare avanti», chiosa la donna.
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