A passeggio nel verde per sfogare la rabbia contro sabbia e ghiaia
Una cinquantina di persone al trekking anti-cave organizzato nella valle del Chiecina, tra Palaia e San Miniato
SAN MINIATO. A passo d’uomo, baciati dal sole e spinti dalla convinzione che in quella valle le cave non s’hanno da fare. Un manipolo di irriducibili, una cinquantina di persone di ogni età, residenti in zona, agricoltori e imprenditori agrituristici. Sono loro a seguire l’itinerario tracciato da Giovanni Corrieri per mettere in luce i tesori custoditi dalla Valle del Chiecina. E per contrasto a sottolineare la stonatura della Provincia di Pisa che lì ha previsto di coltivare sabbia e ghiaia. Un milione di metri cubi.
Un cicerone d’eccezione Corrieri. Una voce inascoltata, che per anni si è battuto per dare a questo spicchio di territorio, tra San Miniato e Palaia, un riconoscimento capace di tutelarne i tesori naturalistici e archeologici. «Fa piacere tutta questa attenzione sulla valle, anche se del motivo di questo ritrovato interesse se ne farebbe volentieri a meno», dice. L’imprenditore agrituristico Francesco Cavallini ha scelto di esserci, ma per cancellare le cave sa che serve realismo. «La nostra fortuna è che in questa terra ci sono i tartufi - dice –. Altrimenti non avremmo più potuto far niente per scongiurare le cave».
Tre cave in terra palaiese ma con riflessi inevitabili su San Miniato. Una terra di confine, ma soprattutto di tartufi e di attività agrituristiche. Le cifre le dà l’imprenditore agrituristico Sergio Settesoldi: «Qui sono a rischio tredici posti di lavoro diretti a fronte di una media di 7.500 presenze all’anno». Le previsioni di coltivazione sono contenute nel piano provinciale delle attività estrattive. Alberto Bianchi, dalla sua Casa vacanze Bucciano vedrà tutti e tre i siti di escavazione. «I turisti vengono qui per il panorama,la tranquillità e la campagna. Quelle cave non hanno capo ne coda».
Si avanza passo dopo passo. È una sorta di via crucis, con stazioni ai tre siti in cui si prevede di estrarre sabbia e ghiaia. Ma nel percorso le soste sono fissate anche dalle numerose emergenze archeologiche, dall’epoca etrusca al Rinascimento. «Sembra che non ci sia niente e invece è un piccolo museo», sottolinea Corrieri.
Si pensa al groviglio di regole e vincoli. Paolo Pengo taglia corto: «Ho rinunciato al telefono fisso perché non mi davano il permesso di mettere i pali per portare la linea fino al podere». «Ci si sente presi in giro - aggiunge Leandro Bianconi –. Quando ho ristrutturato mi hanno imposto di rifare le grondaie con le mezzanine in cotto». Una spiegazione la dà Francesco Fiumalbi, che studia architettura: «Quando si vuole, nel rispetto della legge, le cose si fanno e i vincoli si bypassano. Ci sono margini interpretativi». Roberto Barnini in questa valle ha investito per dare un futuro da imprenditrice a sua figlia. «A breve partiremo con i lavori di ristrutturazione del casolare, produciamo olio extravergine d’oliva – dice - Investiremo più di un milione di euro». C’è anche chi ha scelto di vivere a Bucciano, una manciata di case fuori da tutto. «Lavoro a Santa Croce, ma alla sera quando arrivo qui è come essere in vacanza», dice Daniele Bianconi.
Tanti gli assenti. A parte il Movimento 5 stelle, del fronte politico e delle istituzioni nessuno ha sentito il bisogno di salire a Bucciano per ascoltare e vedere. E più di tutto vale il metro di Mauro Bianconi. «Al bar dove vado di solito ho provato a spiegare il caso, ma la gente non è sensibile. Dicono: “Meglio che le facciano lì le cave, dove non c’è nulla. In qualche posto andranno pur fatte”. È un paradiso che in troppi non conoscono».
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