Finanza
Tra licenziamenti e incassi dimezzati
I ristoratori di Saline lanciano un sos: troppe sagre nello stesso posto per tutta l’estate, di questo passo costretti a chiudere
VOLTERRA. Sagre, feste paesane, iniziative e manifestazione estemporanee. Il territorio comunale di Volterra ospità decine di eventi di questo genere, e in particolare la frazione di Saline sembra essere la più impattata. L’area interessata è sempre la stessa, quella nota come Il Cavo e gestita dall’omonima associazione. Un’attività che però non va giù ai ristoratori della zona, quasi tutti contrari al numero delle serate, considerato eccessivo, e alla natura delle stesse, in molti casi istituite senza motivazioni credibili e a prezzi troppo più bassi rispetto alla media.
«Si tratta di concorrenza sleale – spiegano dal ristorante Amici Miei aperto lo scorso anno – perché hanno spese molto più basse rispetto alle nostre, in quanto risulta tutta attività di volontariato, e non sono sottoposti a tutti i controlli e le normative che interessano noi. Con la scusa di fare il bene della comunità si rischia invece di mettere in ginocchio l’intera economia: nell’ultimo anno sono stato costretto a non riconfermare i miei due dipendenti a causa del netto calo di clienti. Serve una maggiore regolamentazione, perché di questo passo tutti i ristoratori della zona chiuderanno». Sintomatico dell’attuale situazione salinese è il caso dei negozianti in campo alimentare della frazione: la pescheria di paese ha chiuso pochi mesi fa, mentre la Despar denuncia un sensibile calo nelle vendite. «È una storia – dicono al Vecchio Mulino – che va avanti da due anni. La nostra attività è aperta da quattro, quindi abbiamo avvertito nettamente la differenza tra prima e dopo. Non metto in dubbio l’importanza delle sagre, anche dal punto di vista aggregativo e sociale, ma è giusto prendere in considerazione le nostre esigenze: se tutte le sere c’è una festa , a prezzi per noi impossibili da offrire, evidentemente c’è qualcosa che non va».
Uno dei rilievi che quasi tutti gli esercenti muovono all’associazione è la posizione della struttura: si tratterebbe infatti di una zona a rischio alluvionale, per la quale nessuna attività commerciale riuscirebbe mai a ottenere una licenza. «La concorrenza che ci viene fatta – riferiscono dalla Vecchia Pizzeria – è insostenibile. Come se non bastasse, anche nei paesi vicini le sagre abbondano, e puntare sulla qualità dei piatti e del servizio rischia di non bastare. Ventotto anni di onesto e duro lavoro rischiano di venire cancellati per una mancanza di dialogo e regolamentazione, nonostante le nostri continue lamentele». Nell’ambito di un fronte tanto unito, che in più di un’occasione si è fatto sentire, senza risultati, dalComune, esistono anche posizioni più moderate. «Non credo che queste sagre – spiegano dal ristorante Africa – ci danneggino più di tanto. Rispetto agli inizi il calendario è stato assai sfoltito, e anche se non ho ancora visto il programma di quest’anno sono convinto che le clientele dei ristoranti e del Cavo siano diverse: probabilmente intercettano quelle persone che in alternativa non sarebbero uscite, svolgendo anche una funzione sociale rilevante».
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