Il dolore
Dopo i picchetti, il blocco dei treni
Un’altra manifestazione della Rsu-Fiom Piaggio: coinvolti anche gli studenti
PONTEDERA. Prima davanti ai cancelli della Piaggio, poi davanti a quelli delle scuole e infine sulle rotaie della ferrovia a bloccare due treni regionali che hanno avuto ritardi di 15 e 25 minuti. E’ stata la seconda giornata consecutiva di agitazione indetta dalla Rsu Fiom per ribadire il loro netto no alla riforma del mercato del lavoro che prevede la modifica dell’articolo 18. Un elemento fondamentale secondo gli operai e i loro rappresentanti della Rsu che sta creando grosse frizioni con il Pd e che non sembra essere destinato a sparire dall’agenda della Fiom piaggista. Del resto, quando si comincia con i picchetti la mattina presto, come è avvenuto ieri davanti ai cancelli della Piaggio, significa credere molto in ciò che si porta avanti. Alle 6 c’era già fermento in viale Rinaldo Piaggio con molti lavoratori, però, che hanno scelto di non aderire, mentre in tanti hanno preferito non andare proprio a lavorare per presentarsi alle 9,30, orario di rientro degli scioperanti. «Ci hanno detto che in Piaggio lavora una sola linea di montaggio», diceva ieri mattina Massimo Cappellini, uno degli esponenti di maggior spicco della Rsu Fiom, quando ormai i circa 200 lavoratori con striscioni e bandiere rosse avevano raggiunto il polo scolastico. Un arrivo in ritardo rispetto alle intenzioni di cercare di reclutare studenti per una grande manifestazione in difesa dell’articolo 18, visto che gli operai sono arrivati quando le 8 erano già passate e i ragazzi si trovavano già in aula. Un colloquio tra i responsabili del corteo e i rappresentanti d’istituto dell’itc Fermi, ma niente uscita da scuola, perché comporterebbe rischi disciplinari enormi. Specie alla fine dell’anno scolastico. Quindi dietrofront del corteo, direzione istituto professionale Pacino, passando dalla Tosco Romagnola, obiettivo stazione ferroviaria. Traffico deviato da polizia municipale, agenti del commissariato e carabinieri per una mattinata un po’ insolita in centro, con strade poco affollate e una città che doveva ancora svegliarsi, mentre dal corteo partivano slogan contro il Pd, contro il Governo, ma anche musica dalle casse sul furgoncino in testa alla manifestazione. Sui binari, poi, un sit in con comizio di 20 minuti, prima di tornare in fabbrica e pensare alle prossime mosse. «La difesa dell'articolo 18 deve continuare - ha scritto Salvatore Bonavoglia di Rifondazione comunista - perché altrimenti si adrà incontro a un peggioramento delle condizioni di vita sia in fabbrica sia negli altri comparti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
