Il Tirreno

Pontedera

Noi ristoratori tartassati

di Nicolò Colombini

Sagre, i locali chiedono un freno: stesse regole per tutti

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VOLTERRA. Non è certo caduto nel vuoto il grido d'allarme di Confcommercio, che attraverso il responsabile della Valdera Sandro Cini ha denunciato quella che sarà l’estate volterrana. Un concentrato di circa 70 sagre, numero secondo l’associazione esagerato e ingiustificato. Tanto da chiedere al sindaco di Volterra,Marco Buselli, di rivedere le autorizzazioni date, ridurle drasticamente distinguendo quelle che promuovono veramente sapori della tradizione, dalle attività puramente commerciali. Tutto questo nell’interesse delle attività di pubblico esercizio, bar e ristoranti in primis.

I più danneggiati, ovviamente, sono loro, i ristoratori attivi tutto l'anno sul Colle, concordi nel richiedere una gestione più equilibrata nelle concessioni a circoli e associazioni. «Siamo arrivati a un punto – spiegano dall'osteria La Pace – in cui è difficile per tutti andare avanti. Già recentemente sono state concesse nuove licenze per l'apertura di bar e ristoranti, aumentando la concorrenza; se poi non si riesce a porre un freno neanche alle sagre ci si troverà costantemente in situazioni come quella di martedì, in cui abbiamo contato non più di dieci coperti».

È importante soprattutto valorizzare realmente i prodotti tipici volterrani, evitando di dare spazio a iniziative occasionali e completamente slegate da territorio e tradizioni. Senza considerare i controlli, che come fanno notare i ristoratori, devono essere gli stessi per tutti.

«Gestire un'attività – spiegano dall'Antica Taverna – significa pagare anche l'aria che si respira. Il suolo pubblico è raddoppiato, nel caso di pagamenti ritardati si arriva a una maggiorazione del 30% o addirittura allo smantellamento. Personalmente non so quanto un numero così elevato di sagre possa incidere sul nostro lavoro, quello che mi interessa è che tutti siano obbligati a rispettare le stesse normative e gli stessi obblighi».

In attesa di reazioni da parte delle istituzioni, la ricetta per sopravvivere è sempre la stessa: puntare sulla qualità, garantendo un servizio costantemente di alto livello.

«Magari coordinando – spiegano dal Caffè dei Fornelli – eventi dei privati e iniziative occasionali delle associazioni di zona. Con un po' più di dialogo probabilmente si riuscirebbe a convivere meglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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