Shopping festivo, il Tar prende tempo la sentenza a giorni
Ieri l’udienza per il ricorso presentato da Panorama contro il Comune di Pontedera: sit in del sindacato
PONTEDERA. «La nostra battaglia contro le aperture selvagge dei negozi prosegue. Aspettiamo fiduciosi ciò che deciderà il giudice del tar». E’ il commento di Simone Millozzi, sindaco di Pontedera, autore dell’ordinanza contro le aperture domenicali previste dal decreto “Salva Italia”, dopo l’udienza pubblica al Tar di ieri per il ricorso sul provvedimento delle chiusure domenicali e festive decise dal Comune e impugnato da Pam Panorama. Un appuntamento in cui non è stato deciso nulla rispetto alla diatriba apertasi fra Stato e Regioni su chi debba stabilire gli orari e le aperture delle attività commerciali. I sindacati hanno organizzato un presidio davanti al tribunale di Firenze. In aula erano presenti gli avvocati del Comune di Pontedera, della Regione Toscana, della Filcams-Cgil provinciale e regionale e di Pam Panorama. Quest’ultima azienda è proprio quella che, facendo ricorso al Tar rispetto a un’ordinanza di Millozzi in cui si limitavano le aperture domenicali dei negozi. «Durante il dibattimento – ha spiegato l’avvocato di Filcams, Isetta Barsanti Maugeri – abbiamo cercato di spiegare la necessità che il Tar si astenga dall’esprimere un parere rispetto alla vicenda. Questo è un classico caso di conflitto di attribuzione e dovrebbe occuparsene la Corte Costituzionale». Il giudice si è riservato di decidere e nei prossimi giorni emetterà una sentenza o un’ordinanza sul merito della questione. Presente al presidio anche Cinzia Bernardini, responsabile provinciale del Filcams, confederazione che ha organizzato il presidio insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs Uil della Toscana. «Aspettiamo la decisione del giudice – ha spiegato ieri sera – anche se la sensazione è quella che debba decidere la Corte Costituzionale. Il caso è davvero assurdo, visti i risultati che sta producendo questa situazione in Toscana, ma anche nel resto del paese. L’esperienza di questi ultimi 5 mesi di liberalizzazioni degli orari non hanno aumentato l’occupazione, non sono diminuiti i prezzi, non hanno fatto ripartire i consumi. Anzi, hanno prodotto un ulteriore impoverimento dei diritti dei lavoratori sottoposti a pesanti turnazioni che con il lavoro e la dignità del lavoro non hanno niente a che vedere».
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