Il Tirreno

Pontedera

L’ex cinema rimane solo un cantiere abbandonato

Lungo la Tosco Romagnola, fu attivo fino agli anni Settanta: nel 2007 partì la riqualificazione, mai conclusa. Doveva ospitare alloggi e fondi commerciali

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PONTE A EGOLA. Una selva di colonne a sorreggere il niente. Una foresta di cemento a testimonianza dell’abbandono, in uno dei tanti cantieri nati da una corsa al mattone che adesso arranca sotto i colpi della crisi. Un’immagine consueta, ma che si accompagna in questo caso al valore storico e affettivo del luogo. Siamo nello spazio che un tempo ospitava l’ex cinema di Ponte a Egola, lungo la Tosco Romagnola, aperto all’indomani della guerra e rimasto attivo fino agli anni ’70.

Quindi la chiusura e il definitivo abbandono, fino al 2007, quando il Comune di San Miniato dette il via libera a un piano di “riqualificazione”, con la demolizione della struttura e la sua sostituzione con fondi commerciali e appartamenti. Giusto il tempo delle fondamenta e delle colonne per il primo piano, poi tutto si è bloccato, almeno dal 2009, e oggi rimane lì, in un punto centrale del paese, con il rimpianto per le scelte del passato e una grande incognita sul futuro.

A segnalare quello che viene definito «uno scempio ai danni di un patrimonio storico e affettivo» è un cittadino di Ponte a Egola, Andrea Matteoli, che ricorda le inutili proteste contro la demolizione. «Grazie al parere di non si sa quale sconsiderato assessore o tecnico – dice – fu accettata una “riqualificazione” sconsiderata, senza pensare nemmeno il tempo di un respiro alla possibile funzione sociale del luogo, destinato ad un bieco fabbricato per appartamenti e fondi commerciali da vendere a prezzi “d'occasione”». All’epoca i cittadini affissero dei manifesti contro la demolizione. «Fu scritta anche una lettera al sindaco di allora – ricorda Matteoli – ma ci fu spiegato che il “bene comune” viene prima. E su questo si potrebbe aprire una lunga riflessione. Tante erano le cose che si potevano fare recuperando quell’edificio, che se pur inutilizzato non era né fatiscente né pericolante. Poteva diventare un luogo di ritrovo e di aggregazione, per i giovani o per i tanti stranieri che lavorano nelle nostre concerie. Anche perché a Ponte a Egola non esiste un luogo dove ospitare un evento, una mostra o la presentazione di un libro». Adesso, quindi, i cittadini chiedono di sapere quanto meno che ne sarà di quel cantiere: «E’ pure pericoloso – riprende Matteoli -: ci sono dei garage interrati che non sono stati coperti. Non è dato sapere neanche il nome della ditta che eseguiva i lavori, dato che non c’è più alcuna indicazione. Chiediamo quindi all’amministrazione di sapere cosa è successo, ma soprattutto come intende procedere per sanare questa ferita che è stata inferma a Ponte a Egola».

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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