Attenzione
In bici tra maxi buche spazzatura e degrado
Ponte alla Navetta e area pic nic: anche la sicurezza latita
PONTEDERA. L’istantanea della famigliola felice che la domenica mattina esce in bici per godersi un po’ di sole e di arietta primaverile. Babbo, mamma, figli magari di una decina di anni o giù di lì che inforcano la mountain bike di turno e si lanciano sull’asfalto del ponte, ingoitao di pini, rami caduti dagli alberi e vite americana dappertutto.
Magari pedalano distrattamente, il pericolo auto non c’è, siamo su un percorso ciclo-pedonale: eppure a un’estremità del ponte, quella cieca, c’è una maxi buca non protetta, con tanto di vegetazione dentro. Caderci rovinosamente dentro? Un attimo.
Forse in passato quel cadavere di rete di sicurezza, finita là in terra a gambe all’aria inutilizzabile, fungeva da protezione. Un lontano ricordo che non serve più a niente.
Oggi, invece, è un segnale chiaro, evidente e tangibile del degrado che corre lungo quell’area-passeggio del vecchio ponte alla Navetta. E pure del pericolo che si può correre là, soprattutto per i bambini.
Ecco che con l’arrivo della bella stagione stride ancor di più quell’abbandono.
Così come cozzano quei cartelli turistici in legno “Bocca d’Era” 20 minuti, Treggiaia 2 ore e trenta, che segnano sgambate da farsi in totale relax.
«Questo percorso, che sbuca nella parte finale del parco pubblico dei Salici, è nell’insieme il polmone verde più importante della città. Continuo a chiedermi perché sia lasciato in questo stato». A farsi la domanda è direttamente Alessandro Spinelli, di Rifondazione comunista, che insieme ai “colleghi” Salvatore Bentivoglio e Giovanni Esposito anche nei mesi scorsi hanno denunciato le condizioni pessime in cui versa l’oasi verde. Con tanto di interrogazione comunale, proprio per portare la questione all’attenzione dell’amministrazione di Pontedera.
Difficile. Impossibile non notare l’incuria. Basta inforcare il sentiero segnato in bianco e rosso che dal ponte porta al parco dei Salici per imbattersi in un altro tassello di degrado.
Quell’area di sosta ponte alla Navetta che è pure inserita nel “Grande percorso naturalistico”, con tanto di cartello e mappa che raccontano che il progetto di turismo verde, che coinvolge ben 16 comuni, è sostenuto da Unione Europea, Regione Toscana e Provincia.
Bene le panchine e i tavolini in legno, per un pic nic all’aria aperta.
Male, malissimo tutti quei rifiuti scaraventati ovunque. Inciviltà, ok. Nessuno lo nega: ma sicuramente se nell’area di sosta ci fosse almeno un cestino, forse sarebbe più facile smaltire per bene i rifiuti.
Un occhio intorno. Per chi cerca una fontanella per sciacquarsi o refrigerarsi, tutto inutile.
«Sono state tolte da tutti i parchi pubblici, noi di Rifondazione attraverso la nostra consigliera Cocilova abbiamo chiesto il ripristino», continuano i paladini del verde.
Tra erba alta, rifiuti selvaggi e incuria, c’è comunque quel cartello storico a ricordare che il Ponte anna Navetta ha avuto una sua valenza nel passato. Tra il 1837 e il 1839 fu costruito da una società per azioni il ponte alla Navetta, allora chiamato Ponte nuovo a Bocca d’Usciana”.
Si scopre che il ponte fu inaugurato nel 1840 e i Lorena concessero la riscossione del pedaggio alla società anonima per 130 anni.
Insomma, c’è anche un po’ di storia che spunta in quel groviglio di erba alta e cumuli di macerie qua e là.
«Vogliamo sottolineare – continuano – che da quando mesi fa siamo venuti a fare un giro e abbiamo denunciato lo stato di degrado di quest’area, niente è cambiato. Anzi, sopra il degrado passato se ne è accumulato di nuovo, tanto che quelle buche pericolose e non segnalate che sono vicino al ponte sono addirittura coperte di erba, quindi non si vedono». Scuote il capo anche il giovane Federico Mazzantini, studente e paladino del verde. «Prima di fare progetti nuovi, bisognerebbe cercare di valorizzare e mantenere le cose che abbiamo già, per il bene della comunità».
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