Sicurezza
Depuratore Aquarno: «Le imprese rischiano di pagarlo tre volte»
Giannotti sull’ipotesi di acquisto dell’Assoconciatori «Non si capisce che cosa vorrebbero comprare»
SANTA CROCE. «Una scelta incomprensibile. Non si capisce cosa si voglia comprare, e soprattutto perché». Stefano Giannotti del Centrodestra per Santa Croce commenta così la relazione all’assemblea dei soci da parte di Franco Donati, presidente dell’Associazione conciatori, decisa, dopo l’acquisto della fognatura industriale, ad acquisire anche il depuratore Aquarno.
Un attacco a tutto campo, quello di Giannotti, contro le scelte di Assoconcia, «perché quell’impianto – ricorda – è costato circa 70 milioni, di cui 54 pagati proprio dagli imprenditori. La gestione è già in mano al privato. Allora cosa si vuole comprare? E con quale utilità? Evidentemente ci sono strategie imperscrutabili che l’associazione non ha interesse a rivelare. Anche la legge 50 del 2011, che ha escluso i nostri impianti dalla messa a gara, non dice che i depuratori devono essere privati: si parla di gestione, non di proprietà».
Giannotti torna sulla polemica relativa all’acquisto della fognatura: «I conciatori quella fogna l’avevano già pagata tre volte – dice –. Prima per la realizzazione con gli oneri di urbanizzazione, poi con la concessione e infine con la manutenzione. E lo stesso è avvenuto con il diritto di superficie di Aquarno, anche se non sta scritto da nessuna parte che né la concessione delle fognature, né il diritto di superficie devono essere di tipo oneroso, tant’è che a San Miniato il sistema è completamente diverso».
Una strategia da rivedere, secondo l’esponente del Centrodestra, anche quella relativa al Tubone. «Andrà rivisto il cronoprogramma, ma non solo: dobbiamo rivedere i finanziamenti a carico dei conciatori, che in questo momento non possono permettersi di pagare i 14 milioni previsti. L’associazione sembra non rendersi conto della gravità della crisi. Si potrebbero evitare sforzi faraonici provando a risolvere certe situazioni, magari ricontrollando le percentuali di cloruri e solfati dei nostri scarichi, o richiedendo di bruciare i rifiuti conciari a Ecoespanso. Invece, l’associazione si preoccupa di comprare il depuratore, continuando a mungere i conciatori che farebbero meglio a rinnovare finalmente i propri vertici».
L’attacco di Giannotti, poi, diventa politico: «Nonostante lo stallo del Tubone – dice – i conciatori finanziano una società al momento inutile come Valdacque, il cui presidente, nonché vice dell’associazione conciatori, si muove, ormai alla luce del sole, per creare una lista civica il cui unico scopo sembra quello di far fuori la nostra opposizione. Che eravamo scomodi lo abbiamo capito anche dalla mia estromissione dal Cda di Aquarno, per cui non ho ancora ricevuto nessuna comunicazione ufficiale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
