Il Tirreno

Pontedera

Una casa per garantirsi il futuro l’esperienza di dodici disabili

di Manolo Morandini
Una casa per garantirsi il futuro l’esperienza di dodici disabili

L’associazione Mondo Nuovo a breve sperimenta in un appartamento in città il progetto “Dopo di noi” Ferrari: «Servirà per far capire ai genitori come potrebbero vivere i figli senza il loro aiuto»

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VOLTERRA. Tra le pareti di un piccolo appartamento di Volterra si cerca di rispondere alle preoccupazioni dei genitori per il futuro dei figli disabili. Il progetto ha il titolo eloquente “Costruiamo insieme il dopo di noi”. Insomma, quale sarà il destino di una persona fragile alla morte del suo babbo e della sua mamma? Chi si prenderà cura di lui? Ci possono essere spazi per una vita “indipendente”? A rispondere ci prova l’associazione Nuovo Mondo.

«Ci occupiamo del prima e del durante “di noi” per far rendere conto ai genitori di come il loro figli potrebbero vivere», dice la presidente dell’associazione Rosalba Ferrari. Che aggiunge: «Ma le famiglie non sono preparate a fronteggiare questo scenario».

Il progetto, che parte questo mese, ha spuntato un finanziamento di 49mila euro. Ed è tra i 72 vincitori dell’ottava edizione del bando “Percorsi d’innovazione”, concorso promosso da Cesvot, Coge Toscana, Consulta regionale delle fondazioni bancarie della Toscana e Forum del Terzo Settore della Toscana. Soldi a cui si affiancano anche quelli messi a disposizione dalla Fondazione Cassa di risparmio di Volterra per un totale di circa 90mila euro. Mentre l’appartamento è messo a disposizione a titolo gratuito dall’Asl 5.

Dodici i disabili, tra i 20 e i 45 anni, pronti a vivere un’esperienza di “vita fuori casa”. A gruppi di quattro per un periodo condivideranno le stanze dell’appartamento dove risiederanno seguiti da due educatori e di notte da un’operatore sanitario. Oltre al supporto dei volontari. «I nostri ragazzi hanno disabilità gravi e non ce la sentiamo di lasciarli soli la notte», puntualizza Ferrari. Che aggiunge: «Il nostro più grande disagio e pensiero deriva proprio dal dubbio di chi si occuperà del proprio figlio disabile nel momento in cui subentra l’impossibilità per anzianità, malattia o addirittura morte di occuparsi di lui».

L’appartamento è un’opportunità di sviluppo delle autonomie del disabile «ed evitare l’istituzionalizzazione, o la creazione di nuove strutture tutelari a prevalente valore assistenziale». Un progetto chesi rinnova dopo una prima positiva esperienza di due anni fa. In Alta Valdicecina si stima che i portatori di handicap fisico, psichico o sensoriale siano circa 150 e un centinaio le famiglie coinvolte. «Per dare una prospettiva al progetto occorre creare una fondazione di partecipazione, in Italia ci sono già esperienze al nord - spiega Rosalba Ferrari -. Ma è un percorso complicato in una realtà piccola come la nostra. Per partire servirebbero circa 50mila euro. Non si tratta di affidarsi alle istituzioni, le famiglie devono capire che serve il loro di aiuto. Per esempio, donando alla fondazione i loro beni potrebbero garantire al proprio figlio il dopo di loro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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