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Donne in carriera, si comincia dalle parole

Donne in carriera, si comincia dalle parole

VOLTERRA. "Donne e leadership" un successo tutto rosa, dove tra aperture e confronto si sono analizzate storie e cercato di correggere errori. Un giovedì diverso, quello all'interno della sede del...

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VOLTERRA. "Donne e leadership" un successo tutto rosa, dove tra aperture e confronto si sono analizzate storie e cercato di correggere errori. Un giovedì diverso, quello all'interno della sede del Teatro di Nascosto.

Diverso perché il primo di una serie di incontri per dar voce ai silenzi troppo spesso ignorati, per superare i limiti che il razzismo di genere crea. Una decina di donne, nella classica posizione dell'acquario, come si usa in psicologia quando ci si siede in cerchio l'una di fronte all'altra ed a turno si racconta .

Così è stato. Toccante l'introduzione della padrona di casa, Annet Henneman. «Io per anni prendevo le cose così come stavano, non mi sentivo sufficientemente forte, però per me andava bene, mi sentivo esclusa ma accettavo con rassegnazione. Però ho provato a guardare con gli occhi degli uomini ed ho capito che se ci sosteniamo a vicenda riusciamo a darci quella forza necessaria per affermarci, per portare avanti le idee al pari degli uomini». L'assessora provinciale Miriam Celoni, ha sottolineato il fatto che «dobbiamo imparare anche noi a comunicare perché come ci presentiamo spesso può essere fonte di bias (errore). Quando le presenti si sono raccontate hanno descritto le loro professioni con nomi maschili, - tipo un educatore, un architetto, un ingegnere - ma dobbiamo essere noi le prime a presentarci al femminile e far valere i diritti della femminilità delle parole». Da combattere è il senso di colpa. «Non dovete cadere nel sentirvi in colpa se portate avanti le vostre ambizioni trascurando i doveri familiari». Insomma, non dovete rinunciare a voi stesse con la scusa “questa cosa non la posso fare”.

Una sintesi della serata la racconta la consigliera Pd Francesca Moretti. «Dobbiamo affermarci e andare avanti perché valiamo. Non dobbiamo arrenderci a quell'ancestrale automatismo che da tempo ci ha scandito facendoci arrestare; perché doveva essere così. Non dobbiamo sacrificare il nostro impegno, la nostra professionalità, perché accusate di essere cattive madri o cattive mogli solo perché vogliamo emergere».

Riccardo Rinaldi

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