La manifestazione
Silvia e le sue figlie ora “vivono” in giardino
Pontederese, ex dipendente dei bar Italia e La Posta e operaia Piaggio dal 2010 in Emilia, ha allestito una tenda davanti casa per evitare pericoli
PONTEDERA. «E’ un incubo che sembra non dover finire mai». Silvia Firmani, pontederese di 29 anni, da dieci trasferitasi in provincia di Modena, racconta le sue giornate in tenda e la continua paura che arrivi una nuova scossa di terremoto come quella di martedì scorso. Normalmente vive a Bastiglia con due bambine, Ginevra di 4 anni e Greta di 7 mesi, insieme al suo compagno in una casa costruita 15 anni fa. Da una settimana, però, la sua vita (come quelle di chi abita in Emilia) è sconvolta. «La scossa di sabato scorso ci ha messo paura – dice – ma dopo un paio di notti in macchina, siamo tornati a dormire a casa, pur andando a letto vestiti e con le valige pronte. Il sisma di martedì, invece, ci ha cambiato l'esistenza». Da allora, infatti, Silvia e la sua famiglia si è trasferita nel giardino dell’abitazione dei suoceri che vivono in una località poco distante da Bastiglia. E’ lì che hanno montato due tende, eliminando almeno la paura che il terremoto possa far cadere loro addosso il tetto della casa. «Nella nostra cittadina non ci sono più i posti per le tende – spiega – sono tutti accampati fuori. Anche se nessuno se ne vuole andare. Nemmeno io voglio tornare a Pontedera. Certo, potrei venire per starmene qualche giorno tranquilla. Ma questa ormai è la mia terra, qui c’è la mia casa e la mia famiglia. E non abbandonerò l’Emilia». Silvia, nei suoi anni pontederesi, ha lavorato al Bar La Posta e al bar Italia, oltre che alla Piaggio. Poi se n’è andata a Modena, dove aveva amici. Per trovare qualche possibilità di lavoro in più. Ora è in maternità, ma lavora in una ditta di spedizioni che si trova a Campo Galliano, vicino a Carpi, un’area colpita meno dal terremoto. «Il capannone della mia ditta è intatto – dice – ma è stato molto danneggiato quello a fianco che è di un’impresa che ci dà lavoro». La 29enne, lo scorso martedì, aveva appena lasciato la figlia Ginevra all’asilo, quando la terra è tornata a tremare. «Il mio compagno era a casa con la piccola – ricorda – e io stavo guidando quando è arrivata la scossa. Sembrava che l’auto si dovesse ribaltare. La strada tremava e si spostava dalla mia vista. Una sensazione bruttissima. Mai provata. Il primo pensiero è stato per le mie figlie, il mio compagno e la casa. Credevo di aver perso tutto. Invece siamo vivi . I vetri si sono rotti, le librerie e gli armadi sono caduti. Ma essere ancora insieme dopo tutto questo è già un bel traguardo. Abitiamo a 15 chilometri dall’epicentro. La mia esperienza è stata bruttissima. Non oso immaginare quel che hanno passato le persone vicine al punto da cui è nato tutto questo disastro». Da martedì, la giovane ha nausea e giramenti di testa. Come, moltissime altre persone. «Non riusciamo a contattare i medici – sottolinea – perché sono impegnati in interventi per patologie simili. E’ un clima bruttissimo. Le scosse si susseguono. Dormiamo a stento e non troviamo pace. L’altra sera eravamo a mangiare sotto il portico dei miei suoceri con tutta la famiglia. E’ arrivata una scossa e siamo corsi in giardino, tra grida e pianti. Non viviamo più».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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