Attenzione
Chi resiste alla crisi punta sull’eccellenza ma non è sufficiente
Il viaggio delle istituzioni nel distretto di Ponte a Egola Tra le richieste sostegno al credito e all’innovazione
PONTE A EGOLA. A metà strada tra la qualità e l’incertezza sul futuro, con i piedi ben piantati nell’esperienza di una produzione al top, ma al tempo stesso con tutte le difficoltà e i dubbi di una crisi profonda. È il sentimento comune agli imprenditori visitati ieri mattina dalla delegazione organizzata dal sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini, che ha portato il presidente della Provincia Andrea Pieroni e l’assessore allo Sviluppo economico Graziano Turini all’interno di tre aziende d’eccellenza del territorio comunale.
«Ormai – spiega Simone Remi della conceria Badalassi, presidente del Consorzio vera pelle conciata al vegetale – il Made in Italy ce lo siamo bruciati: senza un codice di filiera è un marchio che non rende più. Per questo stiamo cercando di puntare sull’identità toscana come garanzia di qualità, anche come simbolo di un nuovo modo di produrre e di rapportarsi all’ambiente, perché non possiamo illuderci di crescere all’infinito. La qualità è la strada obbligata».
Il tour è partito dalla nuova sede della Tenax, a San Miniato Basso, che commercia mastici e altre sostanze per il settore lapideo e la ceramica. «Lavoriamo principalmente sul mercato italiano – ha spiegato il titolare Emanuele Centi – anche se contiamo di espanderci all’estero. La difficoltà, per le piccole aziende è di non avere gli strumenti per partecipare a bandi regionali o europei per l’innovazione». Poi nel settore conciario, assieme al neo presidente del Consorzio conciatori Giuseppe Volpi. Prima sosta alla conceria Badalassi. «Lavoriamo da più di 40 anni per pelletteria e calzatura di qualità – ha sottolineato il titolare Carlo Badalassi -. Si osserva una certa sensibilità verso la concia al vegetale. Abbiamo anche un laboratorio interno, che ci permette di analizzare e standardizzare i prodotti». Prodotti esclusivi, come per il cuoificio Cmc di Ponte a Egola. «Per dimensioni e produzione il più grande cuoificio al mondo», ha spiegato Valentino Calvetti, uno dei 5 soci assieme al fratello Gioacchino e ai tre fratelli Caponi, tra cui Massimo, che ha accompagnato la delegazione alla scoperta delle fasi di produzione. Un’azienda che colpisce per le dimensioni e i numeri: 60 dipendenti e circa 4mila pelli trattate ogni settimana. «Eppure – ha detto Calvetti – lavoriamo solo al 50% delle nostre potenzialità».
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