Attenzione
Storie, vita e morte in Fabbrica
PONTEDERA. Quell’imparziale, con le sue due luci una bianca e l’altra verde, è ancora davanti ai suoi occhi. Ogni operaio all’uscita del suo turno di lavoro deve schiacciare quel pulsante: luce rossa,...
PONTEDERA. Quell’imparziale, con le sue due luci una bianca e l’altra verde, è ancora davanti ai suoi occhi. Ogni operaio all’uscita del suo turno di lavoro deve schiacciare quel pulsante: luce rossa, il lavoratore viene perquisito, verde via libera. «Per questo si chiama imparziale e alla Piaggio è ancora presente», ricorda l’autore e attore Ascanio Celestini. E sarà proprio lui, l’affabulatore, a salire domani sul palco del Teatro Era di Pontedera con la sua “Fabbrica”, racconto teatrale, in forma di lettera, che Celestini scrive dopo aver compiuto un percorso di ricerca che coinvolge, tra gli altri, anche gli operai della città della Vespa.
L’autore raccoglie testimonianze. Una carrellata di realtà e esperienze. Parla di corpi anche devastati dal lavoro come la gamba di Fausto, liquefattasi davanti a un altoforno, una tragedia che però gli ha permesso di mantenere il suo posto in quella fabbrica. E riavvolgendo un filo di imoegno civile e denuncia sociale, non mancano nel suo lavoro istantanee di tutti quei corpi sfregiati dal mercurio e di tanti pezzi di vite che di perdono per gli incidenti sul lavoro.
La lettera con cui comincia il racconto teatrale griffato Celestini è un’invenzione drammaturgica perfetta che si parla dell’unica lettera alla madre che il protagonista-narratore ha mancato di scrivere in quel solo giorno, il 17 marzo del 1949, Un’epistola mancata che il protagonista si appresta a scrivere più di 50 anni dopo.
Lo spettacolo fa parte delle iniziative collegate alla mostra “Tempi di lavoro: gli uomini che fabbricarono la Vespa” aperta al pubblico fino al 18 giugno.
Domani alle 21, quindi, la messa in scena al Teatro Era, dove il luogo fisico dello stabilimento è al centro di tutto: uno spazio separato dal resto del mondo, con le proprie regole, la forza di quella che è stata giustamente definita l'élite operaia. Una memoria che la cittadinanza di Pontedera è invitata a raccogliere e conservare come tratto peculiare e fondante di una città da sempre operosa e concreta.
Informazioni: telefonare a 370 3000817. (f.s.)
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