Il dolore
Integrativo Piaggio, la Rsu-Fiom sciopera
PONTEDERA. Un’ora e mezza di sciopero e assemblea per mettere al corrente i circa 200 lavoratori partecipanti delle intenzioni che hanno i delegati Fiom nella Rsu Piaggio rispetto alla prossima...
PONTEDERA. Un’ora e mezza di sciopero e assemblea per mettere al corrente i circa 200 lavoratori partecipanti delle intenzioni che hanno i delegati Fiom nella Rsu Piaggio rispetto alla prossima discussione sul contratto integrativo, scaduto lo scorso dicembre.
«Vogliamo che la discussione parta dal basso – dice Massimo Cappellini, esponente Fiom della Rsu – perché il periodo è delicato e noi vogliamo rappresentare al meglio le necessità e i bisogni dei lavoratori».
Per questo, nei giorni scorsi, è stato distribuito un volantino con la proposta per la piattaforma di discussione per il confronto che si dovrebbe aprire nelle prossime settimane. Azioni propositive, quindi. Anche se non mancano le punte polemiche.
«Sappiamo che i segretari provinciali delle sigle sindacali si stanno incontrando tra loro, anche a Roma – aggiunge Cappellini – tenendo all’oscuro di tutto la Rsu. Questo non va assolutamente bene, perché il confronto deve nascere e svilupparsi in fabbrica. Non nelle sedi provinciali o nazionali dei sindacati».
Ieri mattina, davanti all’ingresso 4 di Piaggio, quello delle merci i cui mezzi di trasporto sono rimasti fermi ad aspettare che l’assemblea terminasse, i capi del movimento legato alla Rsu Fiom si sono alternati a parlare ai lavoratori. Hanno evocato lo Scioperone del 1962, hanno sottolineato la volontà di portare avanti le istanze del movimento operaio.
Ma sono andati anche al nocciolo della questione, come detto dallo stesso Cappellini: «Abbiamo tre punti che vogliamo inserire nella discussione per l’integrativo. Il primo è l’uso limitato all’8% della forza lavoro stabile in azienda dei contratti a termine. Il secondo è il diritto di precedenza per il prolungamento del contratto a chi ha più anzianità lavorativa in Piaggio. Il terzo riguarda il passaggio diretto da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato full time per chi raggiunge i 36 mesi di rapporto lavorativo con l’impresa, eliminando così i part time verticali».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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