Sicurezza
Caos delle cave la soluzione dipende da Palaia
Vertice istituzionale in Provincia con il sindaco Falchi Per cancellare quei siti serve una variante urbanistica
PALAIA. È nei confini di Palaia che deve risolversi il nodo delle cave previste nella Valle del Chiecina. Sono le norme a lasciare in mano all’amministrazione del borgo della pieve la via per bloccare le previsioni inserite dalla Provincia di Pisa nel Piano delle attività estrattive. Un punto fermo, sottolineato nel vertice che ieri pomeriggio si è tenuto all’ombra della Torre pendente. Al tavolo istituzionale l’amministrazione comunale e i vertici della Provincia.
Contro quei tre siti di estrazione, previsti in uno spicchio verde indicato dagli esperti come il regno del tartufo bianco, sono molte le voci di protesta. E sulla scia di un malcontento crescente, anche all’interno del Pd, non resta che provare a correre ai ripari. Da una parte il fronte della valle che è amministrato da San Miniato e dall’altra la sponda palaiese. Nel primo, il Comune ha sbarrato le porte alle attività estrattive. Non è così per Palaia.
Il buco è nelle mappe del piano strutturale. L’amministrazione, a detta dell’Associazione tartufai di San Miniato non ha aggiornato le carte per tenere conto della reale estensione delle aree tartufigene. Da questa valle ogni anno si cava un quinto della produzione provinciale di tartufo bianco, il più pregiato.
Le proteste di chi in quella valle ha investito in attività agricole e agrituristiche hanno acceso i riflettori su una partita già chiusa. Il piano delle cave è in vigore e a norma il Comune di Palaia deve adeguare a quegli indirizzi il proprio piano strutturale. Ma nel passaggio il Comune potrebbe rimediare ridisegnando i confini delle aree tartufigene, inserendo anche i siti destinati all’estrazione di sabbia e ghiaia: Chiudendone, San Giuseppe e Cambiati.
Un percorso in bilico. C’è il rischio che chi quelle cave vuole aprirle si attivi per fare ricorso ai giudici amministrativi. E in mano avrebbe “l’asso” del piano provinciale.
C’è anche il nodo del paesaggio. Lo ricordano Erika Dainelli e Paolo Pengo, da un anno abitano «nella bellissima e fino ad ora incontaminata valle del Chiecina», in un vecchio rudere ristrutturato. Carta e penna per gridare il loro sconcerto al sindaco di Palaia Alberto Falchi e al presidente della Provincia Andrea Pieroni. «Per mesi abbiamo aspettato i permessi di ristrutturazione e rispettato tutti gli obblighi imposti, abbiamo interrato i cavi elettrici dell’Enel, non abbiamo potuto mettere il telefono fisso tramite pali aerei perché il regolamento comunale prevede l'interramento di questi nel rispetto paesaggistico del territorio, ma quello che volete fare cosa ha a che fare col rispetto paesaggistico? Forse non vi siete resi conto che tra quello che chiedete e quello che fate non vi è alcuna coerenza!».
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