Sicurezza
Carismi, dai sindacati il conto per i vertici
Si citano episodi di spese “fuori controllo” a vantaggio delle alte sfere «Se ci chiedete dei sacrifici, dovete essere i primi a dare l’esempio»
SAN MINIATO. Le rappresentanze sindacali Fabi, Fiba-Cisl e Fisac-Cgil della Cassa di risparmio di San Miniato presentano il conto ai vertici aziendali. Nelle sedi dell’istituto di credito circola un lungo volantino, tre pagine che chiudono con una precisa richiesta al consiglio di amministrazione, top manager e dirigenti «di atteggiamenti e, soprattutto, atti di solidarietà verso il resto del personale: se ci chiedete sacrifici, dovete essere i primi a dare l’esempio. Ma finora di esempi nemmeno l’ombra».
Nella banca è in corso una vertenza sulla riorganizzazione del personale per trovare la quadra dei costi operativi. E sullo sfondo ci sono il bilancio in rosso del 2011, chiuso con una perdita di 28,9 milioni di euro, e la prospettiva di un aumento di capitale per dare nuovo ossigeno all’istituto. «Negli ultimi tempi abbiamo dovuto accettare: un esodo di personale, l’obbligo di fruizione delle festività soppresse, l’impegno a rivedere gli accordi su premio aziendale e part-time». Ma a fronte della stretta i sindacati chiedono: «Quali sacrifici hanno fatto nel frattempo i vertici aziendali?».
Per argomentare citano sei episodi che «uno accanto all’altro fa un certo effetto, soprattutto se si considera che la lista non è certo esaustiva e che il tutto è avvenuto in un lasso di tempo piuttosto ristretto». L’aumento dei gettoni di presenza e dei compensi degli amministratori, al momento dell’insediamento. «Dopo la nomina dell’amministratore delegato, questi incrementi hanno ancora ragion d’essere?». E ricordano che «l’ex direttore generale è stato “amichevolmente liquidato” con una cifra intorno al milione di euro». E poiché negli ultimi 6 anni la banca ne ha cambiati tre domandano: «Quanto gli avvicendamenti hanno pesato sui costi?».
Si cita Divo Gronchi. «Fra i suoi primi provvedimenti, ha pensato bene di far assumere un autista “di sua fiducia” e di cambiare la sua auto aziendale in una più “decorosa”». E ancora: «Ogni nuovo capo, quando entra, si porta dietro i “capetti” di sua fiducia. Quando poi si cambia, inizia di nuovo il valzer: liquidazioni dorate a coloro che escono e lauti stipendi ai “cervelloni” di turno». «È stato inserito anche un consulente dalle mansioni non meglio precisate ed è fresca l’assunzione di un nuovo vicedirettore generale».
C’è poi la partita del trasferimento degli uffici da La Scala a San Miniato. «Con quali costi?». Infine, «cosa veramente incredibile», tra le modifiche allo Statuto proposte nell’ultima assemblea della Cassa c’era l’incremento dei componenti del Cda da 11 a 15, «magicamente scomparso» senza «che nessuno abbia fornito la spiegazione del perché».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
