Attenzione
Campiello, una magia di Gostanza
L’opera di Susanna Franceschi e Gian Ugo Berti in lizza per la cinquina del premio
CASCIANA. Al Premio Campiello sono solitamente ammesse opere di pura narrativa, ma questo libro, che è un saggio romanzato, ai selezionatori dell'edizione 2012 è piaciuto tanto da decidere di farlo concorrere tra i papabili alla fatidica cinquina; e questa, tutto sommato, potrebbe essere la prima, vera magia di Gostanza. Giacché è proprio di lei che il volume si occupa. Donna straordinaria e straordinariamente moderna, abilissima nella sua arte di curandera e levatrice, tanto da attirarsi le invidie di chi, attraverso la delazione, la fece finire tra le grinfie dell'Inquisizione. «Ma la storia di Gostanza, come si sa, è a lieto fine», spiega Susanna Berti Franceschi, storica, autrice di fortunati volumi dedicati a esemplari ritratti al femminile, e anche, a quattro mani col marito Gian Ugo Berti, medico e giornalista, di “Storia di un processo inquisitorio. Gostanza da Libbiano” (Elmi's World Edizioni) che proprio in queste ore è in corsa verso gli ultimi traguardi di uno dei concorsi letterari più importanti d'Italia. Ovviamente, per Susanna Berti Franceschi, vicepresidente della Fondazione storica nazionale “Angiolo e Maria Teresa Berti”, a Casciana Terme la vittoria è già arrivata. «È già un riconoscimento insperato. Con un libro di questo tipo e con la concorrenza spietata che c'è, figurarsi... Comunque vada, il Campiello ci ha già fatto uno stupendo regalo». Ci sono i luoghi della Valdera, dentro queste pagine. Libbiano, certo; e poi Bagni di Casciana, il luogo in cui Gostanza scelse di vivere («Donna lungimirante, pratica, volle trasferirsi in un paese che era vicino a tutti i paesi importanti, e da cui poteva spostarsi con facilità»); e poi Lari, nel cui castello Gostanza subì la prigionia, la tortura, il processo («Il cortometraggio che abbiamo ricavato dal libro, per la regia di Marco Del Vita, lo abbiamo girato proprio lì, nel castello, nei luoghi reali del supplizio di Gostanza: la sua cella, la sala del tribunale»); e anche Volterra, dove avvenne una delle sue miracolose guarigioni (il malato, soggetto scomodo, era il figlio del vescovo). E c'è soprattutto il ritratto di una donna che «rappresentò una felice, illuminata eccezione. Gostanza è tra le pochissime che uscirono vive da un processo inquisitorio. Che, per sua struttura, di solito non ammetteva assoluzione. Invece lei, grazie al vicario fiorentino Tommaso Roffia, altra figura luminosa, uno che metteva i propri ideali prima di tutto il resto, fu assolta. Venne esiliata a Rivalto. Roffia capì che le dinamiche che stavano alla base del processo contro Gostanza erano, come sempre in questi casi, prettamente economiche: al tempo della nascita degli ordini professionali, con la Chiesa che intanto cercava di riaffermare la propria autorità presso le popolazioni cattoliche, le guaritrici come Gostanza davano fastidio. E allora bastava mettere in giro la giusta maldicenza e farle passare per streghe. A toglierle di mezzo ci pensavano gli inquisitori». Altre “streghe” furono meno fortunate. Crezia Mariani, nello stesso anno in cui a Lari si risparmiava la vita a Gostanza, il 1595, veniva condannata al rogo. Di lei Susanna Berti Franceschi si è occupata nel suo “Di regine, di sante e di streghe”. «Mi occupo da sempre di percorsi storici al femminile. Mi sono ritagliata una nicchia letteraria: la storia medievale di genere femminile. Cerco di valutare la donna rispetto alle sue caratteristiche naturali, mi interessa osservare le modalità attraverso cui è riuscita a affermarsi lungo il percorso storico».
Andrea Lanini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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