Proteste
Pacchetti low-cost contro la crisi
Tante le proposte degli agricoltori, la Cia: chiuse il 50% delle strutture, ora serve un rilancio
MONTECATINI. Da una parte un buon 50% delle aziende agricole negli ultimi anni ha chiuso i battenti in Alta Valdicecina. Dall’altra sono sempre gli imprenditori della terra a voler rispondere alla crisi con proposte e iniziative. Una tra tutte la collaborazione delle 150 strutture circa, presenti in zona, mirata a promuovere pacchetti “volo e soggiorno” low cost per intercettare i turisti che sempre di più atterrano al Galilei di Pisa. E ancora quella di “prendere in gestione” la manutenzione di verde pubblico e sentieristica. Il rilancio dell’agricoltura in Valdicecina passa attraverso il confronto tra coltivatori e istituzioni, e la tavola rotonda organizzata dalla Confederazione italiana agricoltori per venerdì pomeriggio alle 16 in località Miniera va proprio in questa direzione.
«È fondamentale – spiega il direttore della Cia di Pisa, Stefano Berti – che amministratori e cittadini comprendano la necessità di un ritorno all’economia reale, concreta, attraverso la valorizzazione della storia, della cultura e delle tradizioni del nostro territorio. La Val di Cecina ha enormi potenzialità, a partire dal patrimonio ambientale e paesaggistico: attraverso una collaborazione con gli oltre 150 agriturismi della zona si potrebbero proporre pacchetti volo a basso costo più soggiorno per intercettare parte dei turisti che annualmente arrivano a Pisa. Un’altra idea potrebbe essere quella di affidare direttamente agli agricoltori della zona i lavori di manutenzione di verde pubblico e sentieristica. O ancora, affittare a prezzi agevolati o in comodato porzioni di terreno demaniali alle aziende della zona, in modo da rafforzarle e da permettere l’assunzione di giovani».
Che serva un cambio di mentalità sono d’accordo tutti.
«Un cambio di mentalità – conclude Berti – che associazioni e istituzioni devono favorire. Magari privilegiando nelle mense scolastiche e ospedaliere i prodotti non ancora biologici, ma in conversione, ossia provenienti da aziende in attesa della certificazione bio, o promuovendo iniziative di agricoltura sociale, per esempio riservando spazi alla gestione di anziani e pensionati, i quali metterebbero capacità e risorse a disposizione della collettività. Fondamentale è poi il rapporto tra agricoltori e grande distribuzione, che deve continuare nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità».
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