Il Tirreno

Pontedera

Abusi edilizi, parroco assolto

di Sabrina Chiellini
Abusi edilizi, parroco assolto

Il Comune lo aveva denunciato dopo che lui aveva messo gli occhi su altre presunte irregolarità

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CASCINA. Don Alberto Armellin, in passato denunciato dal Comune per abusi edilizi nella Badia di San Savino, è stato assolto al processo di primo grado. Per il parroco di Badia, che da anni chiede interventi per la valorizzazione del complesso monumentale, è arrivato il momento di mettere nero su bianco che nella diatriba che lo ha visto contrapposto al Comune, a suo avviso, ci sono una serie di aspetti poco chiari. Che probabilmente meriterebbero indagini approfondite.

«Pochi giorni fa - comincia - in tribunale a Pisa il giudice Luca Salutini ha emesso la sentenza dalla quale risulta che gran parte dei “reati” a me attribuiti erano estinti per conformità in sanatoria certificata nel tempo e di due “reati”, con documentazione fotografica prodotta dall’avvocato Serena Bulleri, e sentito il parere del pubblico ministero, si pronunciava dicendo che il fatto non sussiste». Tecnicamente una assoluzione. «Personalmente non mi sento assolto come quando vado a confessarmi, perché lì ho consapevolezza di aver peccato. In questo caso invece la mia “colpa” – se vi è – forse si potrebbe avvicinare a quella dell’Antigone di Sofocle. Per non vedere la Badia San Savino e la fascia di rispetto a occasione di speculazioni economiche, alcuni anni, fa ho iniziato un procedimento legale contro il Comune di Cascina». Da lì una serie di problemi per il parroco.

«Ho impugnano infatti una prima Dia che il Comune aveva rilasciato all’impresario Marco Policardo che autorizzava a trasformare un porticato addossato alla stalla dei Cavalieri di Santo Stefano (datata 1735) in un edificio ad uso abitazione». Dopo poco tempo arrivò una seconda Dia per uso magazzino. Anche questa fu impugnata. «Non passarono molte settimane quando nel pomeriggio di due giorni consecutivi, mentre io ero a celebrare la messa, sentii e riconobbi la voce del signor Policardo che parlava animatamente con un’altra persona (un impiegato dell’ufficio edilizia privata del Comune di Cascina?)».

Da quella “visita” scaturì la richiesta fatta ai vigili urbani di Cascina di verificare eventuali irregolarità. Dopo un mese circa due vigili urbani «vennero per fotografare e misurare i presunti abusi edilizi» Poi nuove foto e misurazioni. «A maggio 2007 ho appreso di esser stato denunciato per presunti abusi edilizi. Il 2009 è stato un anno triste: nel marzo il giudice delle indagini preliminari emetteva decreto penale consistente nel pagamento di 12.000 euro sia a me che all’architetto Alessandro Baldassari (direttore dei lavori) e a Pancrazio Caravelli (costruttore edile). Da qui l’opposizione e il processo che si è dato poco concluso.

Nel frattempo la battaglia tra il parroco e il Comune andava avanti.

«Voglio ricordare che il secondo ricorso al Tar non aveva ancora una risposta, e già veniva concessa una terza Dia a scopo abitativo. Dopo la mia denuncia il Comune la annullava per destinazione non consentita dalla legge, ma procedeva subito a concedere una quarta Dia». È stato costruito un muro adiacente la parete della stalla dei Cavalieri di Santo Stefano e coperto tutto il manufatto.

«La sentenza del Tar è andata a favore del Comune, ma non è divenuta esecutiva per ricorso alla Corte di Cassazione» spiega ancora il parroco. Nel frattempo il sindaco è cambiato, il segretario del sindaco è stato sostituito e all’edilizia privata del Comune ci sono stati altri cambiamenti.

«Sta il fatto che le pratiche di conformità in sanatoria si sono velocizzate e così è stato possibile, dopo un primo rinvio, giungere alla attuale sentenza», aggiunge il parroco che non può fare a meno di aggiungere altre considerazioni.

«Se subito appare come una vendetta la denuncia del signor Marco Policardo, quale lettura politica si deve fare dell’operato dell’amministrazione Franceschini? Un gesto intimidatorio? Un ricatto? E perché?» Senza entrare nel merito dell’oggetto del contenzioso, il metodo, punta il dito il parroco, «è stato palesemente staliniano. E forse mi si è giudicato un “dissidente”. Oppure si intendeva coprire qualche impiegato dell’ufficio dell’edilizia privata del comune di Cascina?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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