Il dolore
Un pigiama nel bosco, si pensa a Roberta
La segnalazione al nostro giornale da parte di una donna di San Miniato. Scattano subito le indagini dei carabinieri
SAN MINIATO. Abiti femminili in mezzo al bosco, intrisi di fango e di mistero. Tracce di una storia tutta da decifrare, con in bocca un sapore d'ignoto in un quadro che a prima vista sembra tingersi di giallo. In terra, tra foglie e cespugli, macchie disordinate di colore: dal rosa al viola, dal nero al bordò, che messe a fuoco prendono le sembianze di un fatto insolito e apparentemente fuori logica. Indumenti gettati lì da qualcuno, subito all'inizio del bosco, probabilmente da diversi giorni ma ancora in buono stato. Non qualcosa da gettare, quindi. Tutti capi da donna, al completo, tranne una cravatta che sembrerebbe portare sulla scena anche un personaggio maschile. Ci sono le scarpe, una maglia, slip e reggiseno, perfino un asciugamano. E poi quei pantaloni, a prima vista in contrasto con tutto il resto. Pantaloni di un pigiama, di colore rosa, a righe, che subito fanno correre la mente al mistero di Roberta Ragusa, la donna di San Giuliano scomparsa da casa ormai da quattro mesi.
La scoperta è stata fatta nei boschi di Montaione, in un punto appartato a poca distanza da San Vivaldo. Un luogo frequentato, soprattutto la domenica, da cercatori di funghi e di tartufi, all'inizio di una zona boscosa tra le più impervie e suggestive della zona. Tra i cercatori più affezionati, una signora residente nel comune di San Miniato, che ha segnalato la strana scoperta al nostro giornale, suggerendo un qualche collegamento con il caso di Roberta Ragusa. Una segnalazione che abbiamo verificato sul posto, documentandola con alcune foto. Scatti abbastanza nitidi, mostrati al comando provinciale dei carabinieri, che nel primo pomeriggio di ieri ha inviato una pattuglia per i necessari rilievi.
Il luogo si trova a breve distanza dalla via Ecce Homo, nei pressi della località conosciuta in zona col nome di Pian delle Querce. Provenendo da Montaione o da Castelfalfi, si supera San Vivaldo viaggiando in direzione di San Gimignano. Immediatamente dopo un gruppo di case, si apre a destra una piccola strada sterrata. Pochi metri, che conducono a uno spiazzo di fronte a una struttura di Acque spa, prima che la strada inizi a scendere inoltrandosi nel bosco. Ed è qui, dove la luce lascia il posto alla vegetazione, che si conservano sparsi uno accanto all'altro gli abiti che alimentano dubbi e domande. Sono tutti lì, come in uno strano mosaico dai contorni indefiniti. A colpire lo sguardo sono prima di tutto le scarpe: nere, in pelle, con fibbia argentata, ancora in ottimo stato, poco consumate. Subito accanto, in mezzo alle foglie bagnate dalla pioggia, un reggiseno imbottito, di colore viola, e uno slip grigio, da donna, sempre in perfette condizioni. Accanto anche un piccolo asciugamano, ormai intriso dalla melma di questi giorni. Neanche un metro più avanti, alzando gli occhi verso il bosco, ecco che si scorgono tra le piante i pantaloni rosa, a righe: chiaramente un pigiama, invernale. Accanto una t-shirt nera a maniche lunghe e una cravatta di colore bordò. È l'unico capo da uomo in una scena tutta al femminile, che appare riconducibile ad un'unica persona. La zona, infatti, non sembra affatto frequentata per l'abbondono abusivo di rifiuti, tra cui chiaramente potrebbero trovarsi anche indumenti vecchi, rotti o consumati, gettati via tra la vegetazione. Quegli abiti, anzi, in fila uno dietro l'altro, sono gli unici presenti in quel luogo, e tutti in ottimo stato. Nessuna ragione apparente, quindi, per abbandonarli in un punto vicino alla strada ma sufficientemente appartato, a meno di non volersi nascondere o volersene disfare per una qualche ragione.
L'impressione è di una persona che si è spogliata, proprio lì, completamente. A prima vista sembrerebbero le tracce di un'avventura erotica in mezzo alla natura, non fosse che quei vestiti sono chiaramente lì da diversi giorni. Chi se li è tolti ce li ha anche lasciati. Ed è da qui che partono tutte le domande. Il controllo effettuato ieri dai carabinieri servirà, innanzitutto, a setacciare eventuali legami con il caso di Roberta Ragusa, valutando la compatibilità degli indumenti ritrovati con quelli che mancano all'appello in casa Logli a Gello di San Giuliano. La presenza del pigiama rosa è per ora l'unico elemento forte di collegamento; molto meno lo sono la maglia e le scarpe. È probabile, quindi, che gli inquirenti scartino un qualche possibile legame, peraltro in una zona fino ad oggi mai toccata dalle indagini. Le domande però restano.
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