Il Tirreno

Pontedera

Tartufi, il baratto è con sabbia e ghiaia

di Manolo Morandini
Tartufi, il baratto è con sabbia e ghiaia

Dubbi sui buchi nelle carte che indicano le aree di protezione del tubero. Contro le cave a Palaia cresce il fronte del “no”

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PALAIA. «È una zona ricchissima. Una delle migliori per qualità e produzione a livello mondiale». Parola di Salvatore Cucchiara, presidente dell'Associazione Tartufai di San Miniato. Nessun dubbio sulla vocazione della valle del Chiecina, condivisa tra Palaia e la città della Rocca. Altro che cave di sabbia e ghiaia. Quello è uno spicchio di territorio tra i più generosi per la produzione del Tuber magnatum pico, il tartufo bianco, universalmente riconosciuto come il più pregiato tra i tartufi in commercio. Invece, il Piano delle attività estrattive varato dalla Provincia tira dritto. Prevista l'estrazione di un milione di metri cubi di materiali dai siti di Chiudendone, San Giuseppe e Cambiati. La strada del tartufo così rischia di sbriciolarsi sotto i colpi delle ruspe. Di compromettere una delle aree più generose: un quinto della produzione provinciale viene da questi luoghi.

A mettere al riparo la Provincia da contestazioni sono le indicazioni del Piano territoriale di coordinamento (Ptc). Nelle carte quei siti non figurano tra le aree off limits, quelle tutelate perché vi si raccoglie il prezioso tubero. Quei buchi ci sono. E l’assessore provinciale all'Agricoltura Giacomo Sanavio ne prende le distanze. «Sulle zone tartufigene il Ptc non può fare più di ciò che fa. Debbono pensarci i Comuni con i propri Piani strutturali». E aggiunge: «Nelle aree che i piani strutturali indicano come tartufigene, l’obiettivo del Ptc è il mantenimento delle attività agricole e solo eccezionalmente possono essere interessate da trasformazioni d'uso».

Riavvolgendo il filo delle competenze, dalla Regione alla Provincia si finisce nelle stanze del Comune di Palaia. «Le carte dove si segnalano quelle zone, come altre del palaiese, per farle inserire nelle aree di rispetto le abbiamo consegnate al Comune diversi anni fa per farle inserire nelle previsioni del piano strutturale, così come è stato fatto a San Miniato - sostiene Cucchiara -. Ma se risultano a zero in termini di produzione del tartufo significa che c’è sicuramente stato un disguido, che sia stato voluto o meno. Quelle sono tra le zone migliori». Tra gli impegni del presidente dei Tartufai c’è quello di verificare con la Provincia come sono state redatte le carte. «Si rischia di fare un danno all'ambiente e al tartufo - dice -. È un prodotto di nicchia che va conservato e non si può ricostruire in una zona diversa da quella che la natura ci ha dato». Palaia rientra a pieno titolo nella zona geografica delle Colline Sanminiatesi. «Ho chiesto un incontro al sindaco Falchi. Saremo in prima linea per cercare di fermare questo scempio».

Le aree dove cavare le sabbie le stabilisce la Provincia, ma i vincoli in cui può muoversi li fissano i Comuni nei loro Piani strutturali. E a Palaia per la valle del Chiecina questi paletti mancano. Il sindaco Alberto Falchi però difende l’operato della sua amministrazione. «Sulle cave non abbiamo voce in capitolo». Invece, una voce il Comune ce l’ha: il piano strutturale. «Abbiamo scelto una posizione di equilibrio sapendo che esistono anche necessità di reperimento del materiale di cava». Una linea di contenimento al ribasso. Delle sei previsioni iniziali di siti per cave su Palaia, la Provincia ha stralciato le tre che insistono in zona Montefoscoli. «Per il borgo abbiamo valutato che ci fossero criticità maggiori mentre nella valle del Chiecina i siti di cava insistono su un'area omogenea. I materiali vanno estratti lì dove sono e che non c'è una parte del territorio che meriti le cave. È una scelta amministrativa, sono consapevole che non è l'ideale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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