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Pontedera

I criteri di accesso alla scuola materna sono da rivedere

I criteri di accesso alla scuola materna sono da rivedere

Lo chiede una mamma il cui figlio è rimasto in lista di attesa «Ci sono disparità di trattamento per chi ha più bambini»

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CASCINA. Fuori dalla materna, escluso dalla scuola per l’infanzia comunale.

«A settembre, al suono della prima campanella mio figlio – dice la mamma Ingrid Calvani – rischia di starsene a casa». Il piccolo, il secondo di tre fratelli non è rientrato nella graduatoria di accesso all’asilo che gli compete territorialmente, ovvero il Girotondo. Ma la paura, vista la lunghezza delle liste d’attesa, che conta, secondo i calcoli della signora cascinese un’altra ottantina di pargoli in stand-by, è quella di non trovare posto in nessuna struttura comunale per la fascia di età dai 3 ai 6 anni. E la polemica cresce insieme all’assurdità della situazione.

«Vorrei denunciare – continua Calvani – i criteri che determinano la graduatoria di accesso alla materna. Alcuni sono paradossali e anticostituzionali. Mostrano insomma disparità di trattamento evidenti. Vengono, per esempio, attribuiti ben 8 punti ai figli gemelli mentre non viene dato alcun punteggio alle famiglie con 2, 3 o più figli. Per dirla in un altro modo: in cima alla lista ci sono due coppie di gemelli, il punteggio massimo è di 14 punti, di cui 8 per il fatto di essere appunto gemelli. Ma i gemelli in che cosa differiscono, nella gestione familiare, dai fratelli?». I dubbi si susseguono e le domande restano irrisolte. «Il servizio pubblico non dovrebbe essere rivolto, prima di tutto, alle famiglie con redditi più bassi? Forse no – continua la mamma - perché l'Isee viene considerato solo a parità di punteggio, per cui sono entrati alla scuola pubblica figli di imprenditori lasciando fuori i figli di famiglie dove invece lavora un genitore e l'altro è disoccupato e che mai potrebbero permettersi un asilo privato. E questo è proprio il mio caso».

Ingrid Calvani è arrabbiata, delusa. E il suo sfogo è quello di altri genitori i cui bambini non hanno ottenuto il diritto di frequentare la scuola d’infanzia. Una polemica che assume toni aspri ma realistici. «Mi sento tradita dal mio comune. Di fatto però – conclude - mio figlio, che ha frequentato quest'anno il nido, potrebbe non andare a scuola l'anno prossimo. L'unica speranza è che la Regione, anche per il 2012, finanzi la sezione "Pegaso", aprendo così una o due sezioni dove far confluire i bambini rimasti fuori ma comunque non basterebbero per tutti. Senza contare il disagio, qualora mio figlio fosse chiamato, di portare i miei tre figli a scuola ogni mattina: uno alle elementari di Latignano, l’altro a Cascina e l’ultima al nido a Navacchio». Domande che rivolge al sindaco e all’assessore alla scuola Silvia Innocenti.

Paola Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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