La manifestazione
«Quelle zone, uno scrigno per il prezioso tubero»
PALAIA. All’ingresso della valle una ferita. È quella che si aprirà con la coltivazione della cava del Chiudendone. E altre due in una manciata di chilometri, San Giuseppe e Cambiati. Tre sfregi che...
PALAIA. All’ingresso della valle una ferita. È quella che si aprirà con la coltivazione della cava del Chiudendone. E altre due in una manciata di chilometri, San Giuseppe e Cambiati. Tre sfregi che rischiano di compromettere non solo il paesaggio ma una delle zone più generose del tartufo.
A dar voce alle preoccupazioni dei tartufai è Angelica Nardi. Lei di tartufo vive, lo raccoglie e alleva cani razza lagotto romagnolo, dei maghi nella ricerca del tubero. «Dove c’è sabbia a tufo i tartufi vengono ancor più belli, grandi e di dimensioni regolari – spiega Nardi –. Dal 15 al 20 per cento del tubero che viene raccolto nella zona viene da questa vallata». Non ha dubbi Angelica. E per far capire l’entità della minaccia mette sul piatto anche un po’ dei segreti da tartufaia. «Nella zona del Chiudendone i tartufi si trovano, ma solo in zone circoscritte – spiega – Diversi sono i casi dei siti di San Giuseppe e Cambiati. Queste sono due aree altamente tartufigene, tra le migliori della Barbinaia».
Di fronte alle mappe ufficiali, quelle del Piano territoriale di coordinamento, ovvero il piano che le Province devono fare per indirizzare lo sviluppo territoriale in modo organico, equilibrato e coerente, storce il naso. Quei siti tra le zone tartufigene non sono indicati o lo sono solo parzialmente. «Ci sono degli sbagli in queste carte – dice –. Andrebbero fatte delle verifiche per aggiornarle e correggerle». Nella zona di Cambiati, per esempio, il sito di cava è terra di tartufi. Su quel crinale, in corrispondenza del sito di cava, hanno già tagliato molti alberi. «Forse un danno è già stato fatto».(m.m.)
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