Sicurezza
Assediati dalle cave a rischio tartufi e turismo
Palaia, tre i nuovi siti individuati per l’estrazione di sabbia e ghiaia Barricate nella valle del Chiecina: «Siamo pronti a fare ricorso al Tar»
PALAIA. L’assedio di sabbia e ghiaia avviene in silenzio. Prende forma e dimensioni nelle stanze del palazzo. A decine di chilometri da quella valle che tre siti di cava adesso minacciano di rimodellare. Ed è solo una questione di tempo. Le autorizzazioni ci sono già tutte. «L’ho scoperto per caso, da una persona che voleva comprare i miei terreni». Lamberto Morelli ancora non se ne capacita. E come lui chi in quell’angolo di campagna e boschi ha investito in progetti di coltivazione e attività agrituristiche. «Quando ho trovato conferma, in Comune, il tempo per presentare delle osservazioni al piano delle cave era già scaduto».
Per capire la posta in gioco è necessario affacciarsi. Posare lo sguardo su questo spicchio di paesaggio verde. La valle del Chiecina è un luogo appartato. A confine tra Palaia e San Miniato. Una terra di tartufi, nonostante le carte ufficiali delle aree tartufigene dicano altro. Anzi, il sito di cava San Giuseppe ha i confini scolpiti proprio seguendo l’andamento delle zone off limits, perché vi si raccoglie il prezioso tubero. Però le interferenze ci saranno e per chi dei tartufi ne fa una professione saranno una catastrofe. «Dalla valle ogni anno esce circa un quinto dei tuberi raccolti in provincia», dicono gli esperti alla faccia della cartografia ufficiale, citata nel Piano territoriale di coordinamento (Ptc).
Poche case sparse. Qualcuna è un buen retiro, ma le più sono strutture agrituristiche di pregio. Tra queste la Tenuta Chiudendone. Aprirà il prossimo mese, nonostante la minaccia incombente di un fronte di cava a 120 metri in linea d’aria. Una beffa per chi ha ridato nuova vita a una collina di 45 ettari ristrutturando casali e piantando vigne per proiettare il tutto a livello internazionale con la cifra del luxury. Un progetto guidato da Francesco Cavallini, figlio dello stilista Emilio e timoniere della Stilnovo di San Miniato. «La valle è un bene comune, un'area incontaminata, serve la solidarietà di tutti per salvarla», sostiene Francesco.
I terreni e le case perderanno valore, come le attività turistiche. Ma i proprietari l’hanno scoperto a giochi fatti. Tutto in regola, ma ancora una volta chi più di altri patirà le scelte lo scopre troppo tardi. A fine aprile sul Bollettino ufficiale della Regione (Burt) è stata pubblicata la delibera con cui la Provincia di Pisa il 22 marzo ha approvato in via definitiva il secondo stralcio del Piano delle attività estrattive, di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili della Provincia di Pisa (Paerp), che è parte del piano regionale.
Non ci stanno a subire. Si sentono beffati. È nato un comitato che unisce le due sponde della valle, quella sanminiatese con la palaiese. Le cave insistono nel territorio di Palaia, ma sono una minaccia per tutti. «Ci stiamo attrezzando per presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale, ma abbiamo i giorni contati - dicono - E poi chiederemo al Comune di farsi carico di pagare i danni economici che andremo a subire». Il nodo non è una questione privata. «Se degli abitanti riceveranno un grave danno a causa di scelte, anche di altre amministrazioni, il Comune ha il dovere di informarli. Ma così non è stato sia a San Miniato che a Palaia».
«Si barattano tartufi e turismo per un milione di metri cubi di sabbia», afferma Sergio Settesoldi, la sua azienda agrituristica è sul lato sanminiatese. Di fronte si affaccia lo spettro del sito di cava Cambiati. Già delineato sul crinale dal taglio del bosco.
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