La manifestazione
Si sciopera in auto la carovana Cgil blocca la Fi-Pi-Li
Una colonna di 150 vetture ha attraversato il comprensorio Francese: «Oltre il rigore servono sviluppo e lavoro»
SANTA CROCE. È un buon successo quello registrato dalla tappa nella zona del Cuoio della mobilitazione organizzata dalla Cgil contro le riforme del governo Monti in materia di lavoro. Ben 150 auto incolonnate, bandiere delle varie categorie al seguito, che partendo alle 15 da piazza Matteotti a Santa Croce hanno sfilato attraverso San Miniato Basso, Ponte a Egola, Montopoli, Castelfranco per ritornare poi a Santa Croce. Manifestazione che ha visto il suo culmine con l’occupazione della Fi-Pi-Li da parte delle auto nel tratto fra Santa Croce e San Miniato, percorso a passo d’uomo con conseguente blocco del traffico.
In piazza della Pace a San Miniato il sindaco Vittorio Gabbanini ha portato il suo saluto alla comitiva, così come hanno fatto a San Romano il primo cittadino di Montopoli Val d’Arno Alessandra Vivaldi, Umberto Marvogli a Castelfranco di Sotto, di fronte alla Casa del Popolo, e il sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi al comizio conclusivo in piazza Matteotti. La manifestazione avveniva contemporaneamente allo sciopero generale indetto in tutto il comprensorio per le ultime 4 ore del turno e aveva come scopo quello di protestare contro la riforma del mercato del lavoro, la riduzione degli ammortizzatori sociali, la modifica dell’articolo 18 e la riforma delle pensioni. Sciopero che, stando alle prime stime del segretario della Camera del lavoro locale Domenico Contino ha visto una partecipazione notevole e oltre le aspettative.
I temi della protesta sono stati al centro dei molti interventi degli amministratori e dei vari sindacalisti, fra cui era presente anche il segretario provinciale della Cgil Gianfranco Francese. «Oggi con questa linea rossa, questa fila di bandiere che attraversa tutto il comprensorio, ribadiamo la necessità di unire tutto quel popolo che rappresenta la parte sana di questo paese e ha sempre fatto la sua parte - ha detto Francese dal palco -. Adesso questo popolo chiede risposte. Oltre la fase del rigore e verso una nuova politica che si ponga l’imprescindibile tema dello sviluppo e del lavoro».
Fra i partecipanti una buona presenza di lavoratori stranieri. «Senza l'articolo 18 i primi a saltare alla prima difficoltà sarebbero proprio gli immigrati - commentano molti di loro, tenendo a sottolineare anche la loro presenza alla manifestazione - portare la nostra voce, insieme ai lavoratori italiani, è importante. Ci siamo e vogliamo dare una mano». Pochi, invece, i giovani.
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