Il dolore
Tubercolosi, sei i casi sospetti
Santa Croce, l’allarme al centro di accoglienza notturno per un ospite colpito dalla malattia
SANTA CROCE. Sospetta tubercolosi polmonare. Ci sono i test cutanei a confermarlo. Ed è un nemico invisibile, che si è fatto largo all’interno del centro di accoglienza notturno di Santa Croce. Tra gli ospiti e alcuni operatori. Tutti risultati positivi all’esame preliminare. Sei i casi sospetti in tutto da appurare e confutare. Con la diagnosi di sospetta tubercolosi polmonare, ieri sono stati sottoposti a una radiografia toracica alcuni ospiti del centro. Persone già risultate positive al test cutaneo preliminare, che ha reso necessaria una verifica più approfondita. La vicenda ha destato allarme tra ospiti e operatori del centro, gestito dalla Onlus Le Querce di Mamre.
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La struttura accoglie persone in difficoltà senza fissa dimora, fino a un massimo di 20, in maggioranza di origine straniera. Tra loro un nordafricano, arrivato a Santa Croce nei mesi scorsi, e ricoverato in aprile, per alcune settimane, dopo una diagnosi di tubercolosi polmonare presso il dipartimento di malattie infettive dell’Asl 11. Nei giorni scorsi, l’uomo, sottoposto a cure, è stato dimesso ed è tutt’ora ospitato nel centro di accoglienza notturno. Da qui i primi controlli, richiesti per le persone che erano state maggiormente esposte al rischio di contagio. Gli screening cutanei hanno dato esito positivo per le quattro persone ospitate nella stessa camerata e per due operatori della struttura, per i quali è stata disposta la radiografia toracica in modo da avere eventuali conferme. Un test più accurato, che a detta dei responsabili del centro starebbe confutando gli esiti allarmanti dei primi esami.
A dirlo è Giuseppina Romeo, responsabile delle politiche sociali e d’immigrazione per il Comune di Santa Croce e per la Società della Salute del Valdarno. «Di casi accertati ce n’è soltanto uno – spiega -. I test cutanei, in realtà, sono poco attendibili ed è molto probabile, in certi casi, che diano esito positivo. È stato questo, probabilmente, a far scattare un meccanismo di paura irrazionale. Dalle radiografie toraciche, che forniscono risultati più attendibili, non sta risultando assolutamente niente. Sono gli stessi medici del dipartimento di malattie infettive a dirci di non mandare più nessuno perché non ce n’è bisogno. C’è stato un eccesso di precauzione che magari ha creato un po’ di paura».
La presenza, all’interno del centro notturno, del caso accertato di tubercolosi, fa sapere Romeo, non rappresenterebbe comunque un rischio per gli altri ospiti. «Ci hanno spiegato che il livello di pericolosità è pari allo zero – dice -. Non possiamo demonizzare questa persona: sta facendo una cura, e questo esclude ogni rischio di contagio. Del resto, ci fosse stato il pericolo di una diffusione della malattia non avrebbero potuto dimetterlo dall’ospedale». La presenza della tubercolosi non rappresenta una novità. «È già successo anche in passato – rivela Romeo -: due volte in tutto da quando ci sono io. Si tratta di casi rari, ma che di tanto in tanto possono capitare, soprattutto ospitando persone che arrivano da fuori».
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