Il Tirreno

Pontedera

Gli dona un rene, padre coraggio ridà la vita al figlio

di Andreas Quirici

Ponsacco, Stefano colpito da una grave malattia «È stato un atto d’amore puro e semplice»

2 MINUTI DI LETTURA





PONSACCO. Un padre e un figlio uniti da un trapianto di rene. È quanto accaduto a una famiglia di Ponsacco tra Gianfranco Nencioni, 67 anni, ex artigiano in pensione, e suo figlio Stefano, 39 anni, arredatore in un negozio di Perignano. In mezzo ai due, una policistosi renale scoperta dal quasi 40enne all’età di 20 anni e che ha richiesto un trapianto d’organo, donato proprio dal padre. Un percorso lungo e difficile, culminato in una decisione certamente non scontata, ma che il 67enne definisce un atto normale, che ogni padre farebbe nei confronti del proprio figlio.

«Mio padre e io non siamo tipi molto espansivi – racconta Stefano – e non abbiamo avuto modo di confrontarci troppo su quanto è accaduto. Semplicemente abbiamo iniziato il frenetico percorso per la donazione un anno e mezzo fa, effettuando i test di compatibilità e giungendo fino all’ok del giudice di pace. Il 4 aprile scorso ho subito l’operazione definitiva con il rene donatomi da mio padre, effettuata dal professor Ugo Boggi di Cisanello e dalla sua equipe. Per adesso sto bene e lui pure, anche se devo fare molta attenzione a come mi comporto ancora per qualche mese».

La malattia è ereditaria. Deriva dalla famiglia della madre e ha colpito anche il fratello di Stefano, più vecchio di lui di quattro anni. Anche se solo l’arredatore ha avuto le conseguenze peggiori. Prima del trapianto, infatti, il 39enne ha subito l’espianto di entrambe i reni, affrontando anche la dialisi. «Sono sempre stato restio all’idea del trapianto – racconta Stefano – anche perché, fin da quando mi è stata diagnosticata la malattia, i medici mi avevano detto che sarebbe stato più semplice e sicuro trovare il donatore fra i familiari. Poi, quando le mie condizioni sono diventate difficili, mio padre ha preso la situazione in mano, offrendosi di fare un tentativo. Ora che l’operazione è stata fatta, ne parla come di un gesto naturale e scontato. Che ogni padre farebbe per il proprio figlio. Ma così non è. È stato un atto d’amore puro e semplice».

Stefano effettua controlli settimanali, che per adesso sono confortanti. Il rischio è il rigetto dell’organo. Perciò con gli entusiasmi va molto cauto, anche per scaramanzia. Intanto si gode la compagnia e la vicinanza di sua moglie Monica, che dopo dieci anni d’amore ha sposato, proprio nel momento più acuto della malattia. «Mi è sempre rimasta accanto – sottolinea – e quando la situazione stava degenerando mi ha sposato. Un gesto diverso da quello di mio padre, ma carico dello stesso significato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini