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Pontedera

La sfida di latino nell’era dell’Ipad

La sfida di latino nell’era dell’Ipad

In 260 hanno partecipato al Certamen: il 29 maggio la premiazione

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PONTEDERA. Nell’era di internet e dell’iPhone, il latino potrebbe sembrare la cosa meno interessante del mondo; affaccendati come siamo fra mail e sms, ci si limita a definirlo una lingua morta, ignorando invece che proprio quella lingua sta alla base dell’italiano che tutti – o quasi – parliamo quotidianamente. Questa la sintesi del pensiero dei 260 ragazzi che hanno partecipato al Certamen “In ponticulo Herae”, organizzato dall’ Associazione Italiana di Cultura Classica e arrivato alla trentesima edizione. I latinisti in erba provengono da tutta la Toscana, frequentano il secondo anno, e sono divisi in tre sezioni (classico, scientifico e linguistico-pedagogico) a seconda della scuola d’appartenenza. Ma oltre alle tre compagini, proprio per il trentennale si è aggiunto l’Agòn, una versione in greco per la terza liceo del classico; a fare il taglio del nastro della prova in greco ci ha pensato Isocrate, in un brano in cui il noto oratore tratta delle qualità che deve avere un retto uomo politico. Allo scientifico è andata una sezione dei Florida di Apuleio, una raccolta di interventi e conferenze dell’autore delle Metamorfosi; al linguistico, invece, un passo di Tito Livio, in cui lo storico riferisce le parole che Scipione pronunciò ai soldati poco prima di affrontare Annibale al di qua delle Alpi; il classico (quinta ginnasio), infine, se l’è dovuta vedere con il Cicerone inquieto e preoccupato delle Epistole ad Attico, che piacque tanto anche al Petrarca che lo riscoprì. «Per festeggiare i trenta anni del nostro certamen, stiamo stampando una raccolta di versioni date negli anni, insieme ai nomi dei vincitori e a quello dei partecipanti di questa edizione», entra nel merito la professoressa Laura Marconcini. «La premiazione avverrà il ventinove maggio; ci tengo particolarmente a ringraziare la sezione Valdera dei soci Coop, che ha fornito l’acqua e la merenda ai ragazzi, e tutti i 62 insegnanti che prestano sorveglianza alle classi». Alle undici e un quarto, già cominciavano a uscire dalle aule i primi coraggiosi che avevano finito la versione. «Il latino lo trovo molto interessante per l’etimologia delle nostre parole», dice Clelia Pisanti, dello scientifico Santa Caterina di Pisa. Le fanno eco anche Bianca Pianigiani, del linguistico Francesco Redi di Arezzo, e Niccolò Mangini, del classico Carducci di Volterra. Addirittura, Viola Nervini, del classico Dante di Firenze e appena cimentatasi con Isocrate, preferisce il greco, anche se confessa che in futuro prenderà studi scientifici. «Il latino a me piace, e non la ritengo una lingua morta», dice Linda Damonio, dello scientifico di Viareggio, sull’onda del grande latinista Dag Norberg. «Spero di aver fatto bene: la versione era abbordabile».

Jacopo Paganelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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