Il Tirreno

Pontedera

Senza impianto, posti di lavoro a rischio

di Cristiano Marcacci fotoservizio Franco Silvi
Senza impianto, posti di lavoro a rischio

L’azienda si prepara alla battaglia di fronte al Consiglio di Stato. Sulla sentenza del Tar: «Motivazioni inesistenti»

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CASTELFRANCO. Ci perdonino i dirigenti della Waste Recycling e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il quale ha dimostrato più di una volta di avere particolarmente a cuore le vicende del pirogassificatore. Ma l’impianto di combustione per rifiuti industriali che è stato costruito nel nuovo piazzale dell’azienda castelfranchese e i cui lavori di ultimazione sono stati bloccati dalla recente e nota sentenza di sospensiva del Tar, è tutt’altro che un “forno per le pizze”, come qualcuno l’aveva ribattezzato tempo fa per cercare di abbassare la soglia di attenzione e allarme tra l’opinione pubblica. Non sappiamo se avrà o meno riflessi negativi sulla salute dei cittadini, ma di sicuro non è grande quanto un “forno per le pizze”. La struttura, nel suo complesso, è abbastanza mastodontica e occupa diverse centinaia di metri quadrati. L’abbiamo visitata ieri mattina in compagnia degli stessi rappresentanti della Waste, che hanno deciso di sfidare nuovamente a muso duro le pesanti critiche piovute da ogni dove negli ultimi mesi, allestendo una conferenza stampa proprio tra le imponenti strutture di cui è costituito il pirogassificatore. A parlare per difendere nuovamente il progetto e gli interessi e l’onorabilità dell’impresa sono stati il presidente Maurizio Giani, il suo vice Maurizio Signorini (ex sindaco del Comune di Santa Croce) e Vittorio Lapolla, azionista e fondatore della Waste.

Occupazione a rischio. La Waste è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato (attesa per la fine di maggio), a cui l’azienda e la Regione Toscana hanno fatto ricorso contro il pronunciamento del Tar. Se il Consiglio di Stato dovesse confermare quanto sostenuto dal Tar, sarebbero dolori per i 96 attuali dipendenti della Waste. A questo proposito, Giani è stato chiarissimo: «Con la crisi che continua ad imperversare e con l’impossibilità, da parte nostra, di abbattere i costi grazie alla realizzazione degli investimenti progettati, saremmo costretti a rivedere la nostra pianta occupazionale. In caso contrario, nel caso di via libera al pirogassificatore, potremo invece procedere all’assunzione di 10-12 unità».

La sentenza del Tar. I dirigenti Waste intendono ribadire che le motivazioni della sospensiva «sono legate ad un vizio di forma e non a carenze impiantistiche o a dubbi sulla salubrità dell’impianto stesso». «Secondo il Tar – ha affermato il presidente Giani – fra il primo progetto preliminare, presentato per richiedere la non assoggettabilità a Via, e il progetto definitivo emergono differenze tali che avrebbero dovuto essere nuovamente valutate per decidere se continuare a ritenere o meno il progetto non soggetto a Valutazione di impatto ambientale. In particolare vengono riscontrate, sempre secondo il giudice del Tar, differenze fra la tipologia di rifiuti trattati, l’aumento dell’impatto sul traffico e il consumo di acqua. Tutte e tre le motivazioni sono inesistenti e smentite dagli atti. Per la tipologia dei rifiuti trattati, non vi è alcuna differenza tra i rifiuti da trattare previsti nel progetto preliminare e quelli del progetto definitivo. Per quanto riguarda il probabile aumento dell'impatto sul traffico, il traffico non solo non aumenterà, ma addirittura diminuirà rispetto all’attuale. A riguardo del consumo di acqua, è chiaro che siamo di fronte ad un errore eclatante di lettura dei dati emergenti dalla causa, visto che il fabbisogno di acqua non sarà di 95.000 metri cubi annui, come indicato dal Tar, ma bensì di soli 9.500 metri cubi rispetto ai 2.500 del progetto preliminare».

I rifiuti trattati. Contrariamente a quanto sostengono parecchi dei contrari al pirogassificatore, la Waste promette che non ci saranno nuovi flussi di rifiuti in ingresso. «Quelli destinati al pirogassificatore – ha precisato il vicepresidente Maurizio Signorini – sono una parte di quei rifiuti che già entrano alla Waste e che, dopo essere stati trattati nel nostro impianto di selezione, vengono destinati alla discarica perché non più recuperabili. I rifiuti che verranno trattati dal pirogassificatore saranno esclusivamente provenienti dal comprensorio del Cuoio».

Nessun rischio di ampliamento. Il fatto che l’impianto sia modulare, cioè costituito da differenti unità a sé stanti, non significa, secondo la Waste, che l’azienda possa installare moduli o ingrandire a piacimento l’impianto senza ulteriori autorizzazioni. «Aggiungere moduli – ha sottolineato Maurizio Giani – non è possibile perché tutto è stato progettato e tarato per questa configurazione. Ampliare l’impianto vorrebbe dire al più installarne un secondo, ma per questo occorrerebbero una nuova procedura e nuove autorizzazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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