Sicurezza
Non era reato, assolto il presidente della Revet Spa
Caramassi e altri imputati in tribunale per aver raccolto rifiuti assimilati agli urbani. La sentenza arriva dopo 2 anni
PONTEDERA. Ci sono voluti due anni di udienze prima che arrivasse la sentenza. L’ ha emessa ieri il giudice Paola Masi della sezione distaccata di Empoli, del tribunale di Firenze: assolti, perché il fatto non costituisce reato.
Sul banco degli imputati c’era il vertice della Revet Spa. C’era il presidente Valerio Caramassi (che era assistito dall’avvocato fiorentino Piermatteo Lucibello), c’erano i vertici di Publiambiente di Empoli (tra i quali anche l’ingegner Paolo Mori, nel frattempo diventato assessore al Comune di Empoli).
Tutti assolti. Quello che era stato contestato, non è reato.
La vicenda era nata - e non senza clamore – intorno a un contenitore... di maionese.
L’accusa che gravava sugli imputati era quella di “attività di gestione dei rifiuti non autorizzata”.
Questo perché, tra i rifiuti assimilati agli urbani, venivano raccolti contenitori in plastica che erano provenienti da un’azienda di Castelfiorentino.
Come dicevamo, ci sono voluti due anni di percorso giudiziario.
L’episodio risale al 2009 e, in tutto questo tempo, ha tenuto impegnati - sulle diverse interpretazioni della possibilità di avviare a riciclo anche rifiuti assimilati – esperti, giudici e avvocati. Tutto ha ruotato su un comma dell’articolo 195 della legge nazionale che regola la materia.
«Chi avesse voluto interpretare la ratio della legge avrebbe potuto dedurre elementi significativi dalla direttiva europea del 2008 – dicono dalla Revet – sia la direttiva che la legge nazionale indicavano esplicitamente la possibilità anzi la necessità di avviare a riciclo anche i “rifiuti simili”. Tra l'altro in punta di diritto c'è da dire che il cosiddetto decreto Salvaitalia del gennaio di quest'anno aveva già abrogato proprio quella parte dello stesso articolo che era stato oggetto dell'interpretazione controversa. Il processo è comunque andato avanti fino alla sentenza di oggi di assoluzione perché il fatto non costituisce reato».
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