Finanza
«Vomitava, stava rischiando di morire»
Parla il veterinario che ha salvato il cane-corriere della droga. Scontato il nome dato alla cucciola: “Coca”
PONTEDERA. «Quando il cane è arrivato nella nostra clinica, vomitava, si intuiva anche dalla sua posizione che aveva forti dolori all’addome». Il dottor Salvatore Maugeri, della clinica veterinaria di Cascina, si è accorto subito che la femmina di Dogue De Bordeaux che era stata portata nella sua struttura aveva seri problemi di salute. «Appena l’ho visitata – continua il veterinario – ho visto che aveva una cicatrice nella parte ombelicale. Abbiamo deciso di fare una radiografia, che ha messo in evidenza la presenza di alcuni corpi estranei a livello addominale». Il cane aveva cinque oggetti a forma cilindrica liberi in addome. «La situazione ci è parsa da subito molto grave – aggiunge il veterinario – abbiamo chiamato i carabinieri. Il cane doveva essere operato subito, era a rischio la sua vita». I carabinieri, che la mattina avevano arrestato per spaccio Massimo Pracchia, 32 anni, hanno chiesto informazioni su chi aveva portato l’animale in clinica. La cucciola (alla quale è stato dato il nome provvisorio di Coca) era arrivata con una volontaria di un canile di Cascina. Il cane – i pezzi del puzzle cominciavano a combaciare – era stato abbandonato il giorno prima da Pracchia nel giardino di casa dell’ex compagna dell’uomo. La ex cognata vedendo che l’animale non stava bene, aveva chiesto aiuto a una volontaria del canile. E così via fino alla singolare scoperta, che ha aumentato i guai di Pracchia. «Per evitare che il cane morisse – aggiunge il veterinario – lo abbiamo operato subito. Qualcuno aveva aperto la cute e la parete addominale ed inserito i panetti di droga nell’addome. Panetti che erano lunghi dai 17 ai 20 centimetri, la cocaina era chiusa nel cellophane». Una situazione mai vista prima, almeno in Italia. Per avere a disposizione un cane-corriere della droga gli hanno aperto la parete addominale come se fosse una borsa con cerniera lampo. «L’intervento, a mio avviso – spiega ancora il veterinario – era stato eseguito in maniera un po’ artigianale, probabilmente all’estero. Credo che il cane sia stato operato da un medico, non saprei dire se da un veterinario o no. Sicuramente però da una persona con scarsa competenza da chirurgo anche se ritengo che chi ha aperto e suturato l’addome del cane sia una persona del mestiere». Per chiudere la ferita è stato usato un filo chirurgico riassorbibile. Un tipo di uso comune in chirurgia, venduto in tutta Europa.
Anche l’altro cane sequestrato a Pracchia, un rottweiler di cui era in possesso il disoccupato arrestato, aveva una cicatrice simile sull’addome. Ed è probabilmente stato usato per fare lo stesso “servizio”. Si cerca un terzo animale, quello che ha trasportato la cocaina trovata in casa di Pracchia a Il Romito, la mattina del litigio con l’uomo ora ricercato dai carabinieri.
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