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Il Pd: «Se qualcuno cercava illeciti li trovi senza cortine fumose»
SAN MINIATO. «Se qualcuno cercava illeciti o irregolarità negli atti, dovrà dimostrarne l'esistenza senza castelli in aria o cortine fumose, perché la Commissione certamente non ne ha trovati». Si...
SAN MINIATO. «Se qualcuno cercava illeciti o irregolarità negli atti, dovrà dimostrarne l'esistenza senza castelli in aria o cortine fumose, perché la Commissione certamente non ne ha trovati». Si chiude così la conclusione in coda alla relazione del gruppo Pd, che ricostruisce la vicenda nei suoi passaggi, soprattutto normativi, riconoscendo alla giunta, almeno in un secondo momento, lo sforzo per limitare l'eccessiva concentrazione di impianti, lamentando però la necessità, a suo tempo, di una maggiore informazione verso il consiglio.
La ricostruzione Pd. La relazione ricostruisce tutte le tappe della politica di green-economy sostenuta fin dalla campagna elettorale. «Il tutto – si legge – era accompagnato da incentivi estremamente alti, e da un quadro normativo per alcuni versi disomogeneo e per altri in evoluzione». Questo, scrive il Pd, «ha reso possibili operazioni al limite della regolarità ed è stato la causa principale del problema del fotovoltaico. È evidente la costituzione di società fittizie riconducibili ad un'unica entità, per poter poi avanzare alla Provincia richieste per impianti in adiacenza tra loro, minimizzando i tempi autorizzativi e ottenendo maggiori incentivi e profitti». Al momento del voto per il regolamento della Carta della qualità, rilevano i consiglieri Pd, «il consiglio non era a conoscenza della situazione. Il regolamento avrebbe potuto essere migliore se ci fosse stata una maggiore informazione. Riteniamo anche che il periodo di riassestamento in giunta dopo l'allontanamento dell'assessore Tognetti non abbia certo aiutato».
La valutazione sulla giunta. Il 22 settembre 2010 tutte le 32 richieste sono pubblicate sull'albo pretorio, «e da questa data – prosegue la relazione – si pensa già di modificare il regolamento. Con la constatazione dell'eccessivo concentramento di impianti, si ha quindi la presa di posizione dell'amministrazione, che ha portato alla modifica del primo regolamento e alla richiesta di riconsiderare l'autorizzazione della Provincia su diversi impianti, poi effettivamente bloccati. Affermato ciò, va poi detto che la cortina fumosa del problema fotovoltaico è stata creata ad hoc e utilizzata in modo strumentale».
Le osservazioni del Pdl. La necessità, fin dall'inizio, di limiti e normative più stringenti in materia di rinnovabili, è uno dei punti condivisi nella relazione del gruppo Pdl, che riconosce alla giunta, almeno dalla fine del 2010, lo sforzo per il ridimensionamento degli impianti. Allo stesso tempo, però, il Pdl punta il dito sulla linea tenuta dalla commissione Qualità del Comune, chiamata ad esaminare le richieste di installazione. «Commissione – si legge – che ha interpretato il proprio ruolo in maniera riduttiva rispetto ai propri poteri e compiti, ritenendo di dover solo rendere compatibili con l'ambiente gli impianti proposti. La commissione non ha preso in considerazione come elemento di criticità la contiguità e le dimensioni degli impianti, né il fatto che impianti in adiacenza facessero capo a società nominalmente distinte ma col medesimo assetto societario, senza approfondire le norme nazionali e regolamentari. Il parere della commissione rivestiva una notevole importanza per il successivo iter valutativo provinciale».
Conclusioni. «A fine 2010, comunque – proseguono i consiglieri Pdl – il Comune ha assunto un comportamento assolutamente attento alle generali norme poste a tutela del territorio, consentendo un radicale ridimensionamento delle installazioni ed un sostanziale azzeramento del fenomeno degli impianti contigui. È indubbio che sarebbe stato opportuno definire fin dall'inizio limiti quantitativi massimi, circoscrivendo gli impianti in zone più marginali e nascoste. È indubbio, altresì, che è mancata un'opportuna informativa al consiglio comunale, che avrebbe avuto sostanziali conseguenza sul regolamento del luglio 2010».
(g.p.)
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