Il Tirreno

Pontedera

Ambiguità e poca trasparenza: accuse alla giunta Gabbanini

di Giacomo Pelfer
Ambiguità e poca trasparenza: accuse alla giunta Gabbanini

San Miniato: discusse in consiglio comunale le relazioni della commissione d’inchiesta sul fotovoltaico

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SAN MINIATO. Tre conclusioni sul fotovoltaico. Tre analisi su un tema che continua a scaldare la politica sanminiatese. Il consiglio comunale ha discusso ieri pomeriggio le relazioni finali alla commissione d'inchiesta, aperta il 23 novembre scorso per indagare sull'operato dell'amministrazione. Ed è su questo che si marcano le differenze, dove la posizione decisamente più critica è quella espressa congiuntamente da Sel e Comunisti Uniti, illustrata dai consiglieri Laura Cavallini e Fabio Corsi. «Ambiguità», «mancanza di trasparenza e partecipazione», «limiti troppo labili tra sfera pubblica e privata». Questi i punti principali, che i due consiglieri riconducono ad un problema di «questione morale». «Perché emerge – sostengono – un modo di amministrare la cosa pubblica solo in determinate stanze riservate alla giunta, ad alcuni tecnici e a certi soggetti ben individuati».

La ricostruzione. L'analisi parte dalla campagna elettorale del 2009 e da un quadro normativo definito «scarso e molto permissivo», per arrivare alla pubblicazione, a novembre, del bando d'interesse rivolto a cittadini e aziende. «Già ad aprile 2010 – si legge – arrivano in Provincia le prime richieste. Tutti impianti da circa 1 megawatt, uno accanto all'altro, proposti da società nominalmente diverse per aggirare la Valutazione d'impatto ambientale». «Fra maggio e giugno 2010 – afferma Cavallini – almeno la metà delle richieste è già negli uffici del Comune. L'amministrazione è comunque a conoscenza anche di altri 15 progetti in arrivo. A luglio, invece, quando il consiglio comunale è riunito per approvare il regolamento, niente viene detto delle richieste presentate». A gennaio 2011, dopo l'avvicendarsi dei dirigenti, arrivano anche i primi no dell'amministrazione. «Questo grazie alle prime proteste dei cittadini – afferma Corsi –. Così, nello stesso mese, viene dato prima parere positivo e poi negativo agli stessi impianti».

Valutazioni. «Emerge in maniera forte la mancanza di trasparenza e partecipazione – si legge nella relazione – nonché uno scarso rispetto per il consiglio comunale. Si è evitato qualsiasi confronto fino all'esplosione del problema, per poi trincerarsi dietro al fatto che le autorizzazioni erano di competenza provinciale. È vero, ma quando il Comune ha iniziato a dire no la Provincia non ha assunto posizioni diverse. Potevamo dire no fin dall'inizio: i fattori che il Comune ha indicato alla Provincia, tra febbraio e maggio 2011, come ostativi al rilascio delle autorizzazioni, sono preesistenti e presenti in ciascuna delle 32 richieste».

Fra pubblico e privato. I due consiglieri sottolineano poi il ruolo «inopportuno» di alcuni soggetti coinvolti nella vicenda. «Persone – dice Cavallini – che hanno aiutato il Comune a capire dove e come poter realizzare gli impianti, e che ritroviamo poi in conferenza dei servizi come rappresentanti delle ditte, nello stesso periodo in cui svolgevano anche consulenze per l'Agenzia energetica provinciale». «Un'operazione premeditata per approfittare del sistema degli incentivi – aggiunge Corsi –. Non sta a noi indagare su certi rapporti, ma è evidente che c'è qualcosa che non va nel legame tra interessi pubblici e privati».

I paletti alla Commissione. Nella relazione si contesta anche l'impostazione stessa della Commissione, che si è svolta in forma segreta senza accogliere le richieste di audizione da soggetti esterni all'amministrazione. «Sarebbe stato utile ascoltare la posizione dei cittadini o degli imprenditori che si sono visti negare le autorizzazioni – dicono i due consiglieri –. Questa scelta ha finito di fatto per togliere credibilità alla Commissione stessa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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