Il dolore
Si pagheranno anche 14mila euro di Imu
In arrivo la stangata sulle spalle degli agricoltori. I numeri impietosi della crisi del settore tracciata dalla Cia di Pisa
SAN MINIATO. Numeri impietosi per il settore agricolo. Numeri che segnano il quadro di una crisi profonda, sui quali sta per abbattersi il colpo potenzialmente fatale dell’Imu, la nuova imposta municipale che dal prossimo mese andrà a tassare anche gli edifici strumentali delle aziende. Un settore, tuttavia, che può giocare una carta importante nel campo agrituristico, a due anni dalla legge che ha tracciato strategie e confini di un settore chiave per la Toscana. Questa l’analisi della Confederazione italiana agricoltori, alla luce anche di una recente iniziativa a livello regionale.
I numeri della crisi. «In dieci anni il numero di aziende agricole in Toscana è sceso del 30%, con punte del 50 in alcune zone della provincia di Pisa – spiega il direttore Stefano Berti –. Nel Valdarno, al momento, se ne contano circa 140, per le quali l’Imu oscillerà da alcune centinaia di euro fino a 12 o 14mila, con casi estremi di stalle o fienili inutilizzati da anni sui quali adesso l’imprenditore sarà costretto a pagare». A ciò si aggiungono poi tutta una serie di aumenti, a cominciare dal gasolio agricolo, raddoppiato in appena 3 anni. «Nonostante il calo di aziende – prosegue Berti – si registra invece un leggero aumento del numero di addetti. Sembra un paradosso, ma in realtà l’agricoltura sta funzionando da ammortizzatore sociale per chi ha perso il posto di lavoro. Credo che una vessazione così eccessiva nasca dai pregiudizi e dalla poco conoscenza del settore».
I controlli sugli agriturismi. La Cia, inoltre, fa il punto sul settore agrituristico alla luce della legge regionale del 2009, che ha aperto la strada alla ristorazione anche in assenza di attività ricettiva (a patto di usare prodotti locali o regionali), e stabilendo soprattutto la complementarietà dell’attività agrituristica con quella agricola. Possono dirsi agriturismi, in pratica, solo quelle aziende che dedicano almeno il 51% dell’attività in agricoltura. A breve partiranno i controlli, anche in zona. «Perché è giusto smascherare gli agriturismi fittizi – dice ancora il direttore –. Quella della ristorazione in agriturismo è stata una novità importante, ma adesso occorre gestirla per evitare che qualcuno ne approfitti».
Gli agriturismi del Valdarno. Con 4.072 aziende, la Toscana detiene il 25% del settore agrituristico nazionale; 35 le strutture nel Valdarno, di cui 28 a San Miniato: 26 quelle con attività ricettiva (circa 200 posti letto), più due di sola ristorazione: Locanda Cupelli e Podere del Grillo. «A livello di arrivi siamo in linea con la media regionale – spiega Fabio Panchetti, presidente regionale di “Turismo Verde” – mentre siamo più bassi nel numero di presenze. Scontiamo sicuramente l’assenza in zona di strutture low-cost, come agricampeggi e agrisoste per camper. Chi si dedica all’agriturismo, comunque, sembra soffrire meno la crisi rispetto al settore agricolo. Questo grazie ad imprenditori generalmente più giovani, spesso donne, e quindi maggiormente aperti a strategie più innovative».
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