Sicurezza
Moss, l’artista ribelle e la seconda vita degli oggetti in disuso
Il centrum Sete Sois e Sete Luas dedica fino al 12 maggio una mostra all’algerino diventato creativo in carcere
PONTEDERA. Quando, attraverso l'arte, Moss ha iniziato a dare una seconda vita agli oggetti in disuso, questi hanno iniziato a dare una seconda vita a lui.
Da questa fratellanza espressiva, da questa sorta di inebriante, ostinata formula di mutuo soccorso che da anni, prima da dentro un carcere, oggi in riva al mare, sulle splendide coste di Frontignan, gioca a impastare ribellione e bellezza, sono nate diverse cose interessanti: una biografia che sembra un film, intanto; poi il visionario eclettismo di opere che fondono, attraverso pittura e scultura, l'universo della pop art con l'espressionismo fauve, suggestioni africane e rock, slanci naïf e incursioni in atmosfere ancestrali, primigenie; e anche un incontro fortunato: quello tra lo stesso Moss e il Festival Sete Sóis Sete Luas, che all'estro dell'autore francese dedica una mostra.
“Retour aux Origines” (“Ritorno alle origini”) è il suo titolo. Ed è ospitata al Centrum Sete Sóis Sete Luas di Pontedera: iniziata nelle scorse settimane, durerà fino al 12 maggio: si può visitare liberamento, l’ ingresso è gratuito.
D'altra parte, il Festival creato da Marco Abbondanza e il percorso di Moss hanno molto in comune, a partire da quelle origini mediterranee che spingono entrambi a far dialogare, di sponda in sponda, le culture di paesi lontani ma comunicanti grazie all'acqua.
I due hanno nel dna l'idea della contaminazione: il Festival per scelta, Moss per storia familiare.
Cittadino francese, quest'artista oggi sessantenne è nato in Algeria; i nonni materni erano italiani (di Napoli), quelli paterni spagnoli.
Racconta che il disegno, la scultura, il gesto creativo, per lui sono sempre stati una «fuga dalla realtà», un tentativo di costruire «una quotidianità parallela». Fughe da situazioni violente, disperate: prima la guerra civile algerina, poi un folle periodo vissuto rapinatore a mano armata di banche (durante una di queste, Moss fu gravemente ferito), poi la detenzione in diverse carceri francesi.
Qui, la rinascita grazie all'arte. Grazie a un giudice penale innamorato della sua pittura. Un altro incontro fortunato. «Ci conoscemmo alla prigione centrale di Muret. Devo a lui il fatto di aver ottenuto la condizionale».
Doveva scontare tredici anni, Moss, è uscito nel 2004, dopo averne passati dentro sei (in Francia di simili casi di “scarcerazione per meriti artistici” se ne conoscono solo due e Moss rappresenta quello più noto).
Oggi, quando non lavora nel suo atelier in riva al mare di Frontignan, incontra i giovani studenti, raccontandosi come «esempio da non seguire».
Ai ragazzi del liceo classico di Pontedera, lo scorso venerdì, ha parlato di sé, del suo burrascoso passato: non fate come me.
Con quelli della scuola media “Pacinotti” invece ha realizzato un laboratorio artistico durante il quale flaconi di plastica e pietre marine (Moss le ha portate direttamente da Frontignan) sono stati reinventati attraverso le tempere e la fantasia.
«Scegliete una pietra e decidete che forma attribuirle», ha detto agli studenti.
Qualcuno nel suo sasso ha visto un drago, qualcuno un peluche, o un gatto, o un angelo. Anche per loro, il dono di una seconda vita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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