Il Tirreno

Pontedera

Già 30 telefonate a “Sos imprenditori”

di Andreas Quirici
Già 30 telefonate a “Sos imprenditori”

Titolari d’azienda in difficoltà e loro familiari si sono rivolti al nuovo servizio che la Cna offre con l’aiuto di due psicologhe

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PONTEDERA. Psicologhe per aiutare gli imprenditori e le loro famiglie ad affrontare la crisi, cercando di scongiurare atti drammatici come i suicidi. È l'idea messa in campo dalla Cna di Pontedera e di Pisa che in pochi giorni ha raccolto già tantissime richieste di aiuto. Presentato venerdì scorso, il numero 050-8068012 dello sportello “Sos imprenditori” ha ricevuto una trentina di chiamate, di proprietari d'azienda e dei loro cari. E i casi drammatici cominciano ad affiorare in maniera inesorabile, facendo preoccupare i vertici dell'associazione.

Due ventinovenni contro la crisi. «C'è chi si lamenta delle scarse commesse, chi della chiusura del credito da parte delle banche o chi maledice l'accanimento di Equitalia – dicono le due psicologhe Alice Salvetti ed Elisa Bini –. Problemi noti, ma che possono portare a somatizzare lo stress, facendolo sfociare in malattie vere e proprie oppure portare alla depressione o, al contrario, a comportamenti violenti. Si tratta di un momento storico estremamente difficile che va affrontato con esperti del settore. Altrimenti si rischiano i gesti estremi come i numerosi suicidi che si sono susseguiti negli ultimi tempi». La Cna, che ha aperto anche la mail sosimprenditori@cnapisa.it, sta coinvolgendo nel progetto anche la Società della Salute, «perché il rischio che si presentino casi difficili da curare senza adeguate strutture è molto alto – sottolinea il presidente Marco Rossi –. L'idea è quella di dare supporto a chi pensa davvero di non farcela».

Gratis e aperto a tutti. Non solo gli associati a Cna possono chiamare, ricevendo un servizio gratuito. Chi ha problemi di tipo imprenditoriale può rivolgersi allo sportello. E la necessità di avere un supporto si è vista in questi ultimi giorni. «Ci stanno chiamando proprietari d'azienda – dice Alice Salvetti – ma anche i familiari. La maggior parte di loro piange al telefono. Ha paura di quello che potrà succedere se la crisi continua. Il timore più diffuso di mogli o genitori d'imprenditori è che il loro caro sfoghi la rabbia in maniera violenta o che si chiuda in se stesso». E pensando a casi come di un'azienda edile che si è vista chiudere il fido da 30mila euro da una banca solo perché appartiene al settore delle costruzioni c'è da capire la disperazione così diffusa. «Ti si stringe il cuore – commenta Elisa Bini – perché vorresti poter contribuire concretamente, ma non puoi».

«Imprenditori, non siete soli». È il messaggio che Cna vuol lanciare a chi ha problemi. «Noi come tutte le altre associazioni – continua il presidente – abbiamo la struttura per dare tutto il sostegno necessario per trovare soluzioni, quando possibile. Certo è che in questo momento sono in molti ad avere paura. Dovremmo avere un atteggiamento di unità e non lasciare soli nessuno». Le due dottoresse spiegano che, davanti a casi in cui ci sembra di essere gli unici ad avere problemi senza soluzione, si agisce contestualizzando la vicenda, facendo capire che è tutto il mondo a essere in fallimento. «Poi si deve lavorare sull'autostima – dicono – di chi aveva certezze economiche e sociali e che ha la sensazione di aver perso tutto quel che si era costruito, affrontando anche l'autoefficacia e il senso di responsabilità di persone le cui capacità imprenditoriali li hanno portati a un buon tenore di vita, ma che adesso sono travolti dal senso d'impotenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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