Sicurezza
«Fateci avere almeno la cassa integrazione»
Sit-in di protesta degli ex dipendenti dello scatolificio di Bientina rimasti senza alcun ammortizzatore sociale, in attesa della trattativa per una nuova proprietà
Con tanto di tute da lavoro, i dipendenti di quello che fino a un anno fa era lo scatolificio Bientina si sono presentati ai cancelli della fabbrica ieri mattina. Non per riprendere le loro mansioni, visto che l'azienda ha cessato l'attività. Ma perché è scaduta la cassa integrazione straordinaria e i 58 lavoratori sono tornati in carico all'impresa che dovrebbe pagare loro gli stipendi il prossimo 10 maggio. Una situazione paradossale che potrebbe risolversi con l'ingresso di un imprenditore del settore della plastica, con tempi però ancora molto incerti. «Per questo chiediamo un ulteriore ammortizzatore sociale, in modo da dare sostegno economico ai lavoratori», dicono i sindacati. La situazione per i 58 è difficile. Da un anno usufruiscono della cassa integrazione straordinaria, ma il tribunale ha bocciato la richiesta per quella in deroga. L'azienda ha aperto una procedura di mobilità, che i sindacati contestano, mentre un paio di volte, in tutto questo tempo, ci sono state speranze per una riconversione aziendale. «Tutti passaggi a vuoto che ci hanno tolto l'illusione – dice Gissandro Puccini, 45 anni, da sette allo scatolificio Bientina che faceva parte del gruppo Corsonna di Barga, i cui 90 dipendenti stanno vivendo una situazione simile a quella dei loro colleghi bientinesi – Ora speriamo che si possa trovare una soluzione, perché è davvero dura in questa maniera. La maggior parte di noi, in tutto questo tempo, non ha nemmeno cercato lavoro, sperando che i due imprenditori che si sono fatti avanti risolvessero la situazione. Invece niente. Adesso c'è la terza trattativa, ma non siamo molto fiduciosi». Uno di quelli che ha cercato una nuova occupazione senza fortuna è Daniele Volpi, 30 anno: «Ho fatto tante domande, ma nessuno mi ha risposto. In questo momento nessuna azienda si espone per assumere e noi rimaniamo in attesa di novità che, a questo punto, sembrano ancora campate per aria. Io ho una bambina di 4 anni ed è davvero difficile vivere. Sono sempre i figli a risentire maggiormente di queste crisi. Ho cambiato anche casa, passando da una di 85 metri quadrati a una 40, ma è diventato quasi impossibile arrivare alla seconda settimana del mese, non alla fine». In questi mesi i lavoratori hanno percepito l'80% dello stipendio. Ora sperano senza troppe illusioni. «Invieremo la lettera al tribunale - dicono i sindacalisti Silvia Cosci della Cisl e Raimondo Feliciano della Cgil – chiederemo un altro periodo di cassa per dare sostegno alle famiglie e sperare che subentri la nuova realtà imprenditoriale».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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