Proteste
Amianto, Inail paga ancora
Il giudice riconosce la malattia professionale e condanna al risarcimento di un ex coibentatore
CASTELNUOVO. La sentenza è di pochi giorni fa. Una nuova vittoria dal sapore storico per tutti quei malati di amianto dell’Alta Valdicecina (tanti sono già morti) che aspettano giustizia. Lo scorso 18 aprile, infatti, il Tribunale di Pisa condanna l'Inail al riconoscimento della malattia professionale denunciata da un ex lavoratore Enel di 57 anni, residente a Castelnuovo. Per ben 12 anni, dal 7 novembre 1973 al 9 settembre 1985 era impiegato dalla ditta Isolver come coibentatore, mansione svolta in appalto sugli impianti Enel di Larderello. In soldoni per così tanto tempo è stato a diretto contatto con materiale interamente in amianto. Polveri presenti anche sotto forma di guarnizioni, corde, pannelli, indumenti, guanti. Le pene di un’intera esistenza restano. Ma finalmente un po’ di giustizia. A dare la notizia è l'Osservatorio nazionale amianto della Regione Toscana (l'Ona), che da sempre porta avanti iniziative per tutelare le vittime d' amianto , per avere giustizia (come ha fatto nel caso di Berti uno degli ultimi sopravvissuti della cooperativa Vapordotti, per cui l’Inail è stata condannata al risarcimento a marzo).
Lo scorso 18 aprile, quindi, l'Inail viene condannata a corrispondere «alla costituzione della rendita commisurata ad una menomazione pari al 30% e condanna l’Inail in persona del presidente pro tempore a corrispondere all’ex lavoratore le relative somme, comprese quelle già maturate dal 1 gennaio 2009, oltre agli interessi legali», si legge nella sentenza. Il giudice del lavoro Vincenzo Turco accerta che la malattia denunciata dal castelnuovino ha origini professionali.
«E' l'ennesimo risultato processuale positivo per le vittime dell'amianto della Valdicecina - dichiara l’avvocato Ezio Bonanni legale della vittima e presidente nazionale dell'Ona - anche se lascia l'amaro in bocca il fatto di aver dovuto iniziare un procedimento giudiziario, durato per anni, quando invece i diritti della parte dovevano essere pacificamente riconosciuti dall'Inail, che svolge questo ruolo, quello di indennizzare le vittime, invece c'è voluta una sentenza di condanna del giudice del lavoro».
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