Il Tirreno

Pontedera

«Stritolati dalle sagre, incassi a picco»

di Francesca Suggi
«Stritolati dalle sagre, incassi a picco»

Ristoratori in allarme a una settimana dall’inizio delle feste, qualcuno è costretto a chiudere. Confesercenti: servono regole

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PECCIOLI. C’è chi, l’anno passato, decide di chiudere per i due mesi centrali dell’estate e tornerà a rifarlo. Altri, laddove tra una settimana comincia la prima sagra della lunga serie, dedicata ai baccelli, denunciano con l’acqua alla gola un calo del 50% e qualcuno addirittura, poco più in là, sta valutando se tenere la saracinesca abbassata nei weekend di giugno, luglio e agosto. «Si spende di più a stare aperti, visto che non viene praticamente nessuno», si sfoga a malincuore Valerio Tardelli, titolare del ristorante tutto pesce “Il Ponte” di Peccioli. È un “effetto sagre” devastante, quello che sembra abbattersi sulla provincia di Pisa, che in Toscana sale sul podio come numeri e cifre.

Così, ad una settimana circa dal d-day di questo mito prettamente estivo del menù low-cost all’aria aperta, i ristoratori lanciano l’sos. Amplificato da Confesercenti: «Si tratta di un’invasione senza alcuna regola, crediamo che sia arrivato il momento di intervenire a livello normativo per distinguere le iniziative meritevoli da quelle meramente speculative», sottolinea il direttore Marco Sbrana.

Saltano fuori alcuni casi eclatanti, tipo la sagra della pizza di Orentano che dura ben oltre un mese. Oppure quel parco de “Le Sughere” alle Quattro Strade di Bientina che, a ripetizione, per tutta l’estate ospita sagre. Così come lo spazio sagre di Cascine di Buti.

Niente di male: dietro a questi storici riti nazional popolari ci sono circoli, associazioni sportive e culturali, contrade. Un esercito di signori delle sagre che ogni estate animano la vita di interi borghi. Con un giro di coperti pari a 75mila con un giro di affari di un milione e mezzo di euro, da maggio a settembre. Un vero e proprio business, insomma. «Per questo serve una regolamentazione dei singoli Comuni, per mantenere solo le sagre che valorizzano prodotti legati al territorio, serve una graduatoria tra le realtà che promuovono queste iniziative».

Una mancanza che penalizza, e non poco, i ristoranti. Qui Peccioli: il 25 aprile si comincia con la sagra del prosciutto e baccelli in via La Fila. Cominciano i tempi duri per i locali, già azzoppati dalla crisi. «Il sabato e la domenica sto valutando se chiudere o meno. A tenere aperto il ristorante spendo più di quello che incasso», il quadro di Tommaso, al timone del ristorante “Il Pomodoro” di Peccioli è preoccupante. «Le sagre hanno troppe agevolazioni rispetto a noi, come si fa a parlare di concorrenza leale?». Lui parla di un calo del 30%. «Per cercare di risollevarci non abbiamo potuto riconfermare i dipendenti che avevamo». Non va meglio a Valerio Tardelli, del ristorante “Il Ponte”. «D’estate siamo circondati dalle feste, lo scorso anno abbiamo accusato un meno 50% degli incassi e quest’anno sarà peggio. I controlli sono scarsi, non ci sono regole e hanno meno spese: diventa impossibile essere competivivi». Sonoro sos anche da Bientina, dove l’enoteca “Bacco” commenta senza sconti: «È uno scandalo, sono ristoranti mascherati che per 4 mesi di fila sfornano sagre. Anche quest’anno mi ritroverò a chiudere da metà giugno a metà agosto». Sotto accusa il fenomeno no-stop, il moltiplicarsi degli eventi e la mancanza di regole. «È per questo – chiude Simone Millozzi, sindaco di Pontedera – che come amministrazione teniamo una posizione rigida: manteniamo le manifestazioni che abbiamo e stiamo sempre su quei numeri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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